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Progresso

lun 1 marzo 2010 10:39

Ieri ho scoperto che la nastroazzuro in lattina c’ha delle striscioline bianche nella parte bassa che quando la metti in frigo e raggiunge la temperatura ideale loro diventano blu.

Il futuro è qui e nessuno ce lo ha detto.

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E allora no

mer 17 febbraio 2010 10:45

Sta mattina, dopo aver letto qualche cosina in giro, m’era quasi venuto in mente di fare un post su sanremo. Sulle mummie e sui negromanti, sui drogati-no e gli spogliarelli-si, sui morgan e sulle basi, sui pupi e sui savoia, sui bigazzi e sui gatti e su tutta la radiotelevisioneitaliana in generale.
Poi ho pensato… perché?
E allora no.

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La sua terra

dom 31 gennaio 2010 11:46

Ciao, … come va lì?

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Turarsi il naso non manda via la puzza

mar 15 dicembre 2009 12:26

Ok, lo so che è da un po’ di giorni che non scrivo. Boh, sarà per il fatto che, sì, quando uno legge una notizia o sente una frase, la prima cosa che gli viene in mente da fare è parlarne, discuterne, criticarla o lodarla, anche quando quello che ha visto o sentito è una cosa brutta, ti viene lo stesso di parlarne, anche solo per dire quanto è brutta perché può darsi che la gente non lo sappia quanto è brutta. Però se quando leggi i giornali, guardi la tv, vaghi un po’ in rete, ti guardi attorno, scendi in strada, parli con la gente e ti rendi conto che tutto quello che senti e vedi è solo cacca, che si sa che è una cosa brutta la cacca, lo si dice anche ai bambini che se una cosa è brutta allora è cacca. Allora lì un po’ ti passa la voglia di parlarne perché a nessuno piace parlare di cacca. Cioè, la gente, dici, lo sa che è brutta la cacca, non c’è mica bisogno di ribadirlo. Poi però ti accorgi che alla gente sta cacca non gli fa neanche più tanta impressione, anzi ci si rivedono un po’, la giustificano, la assecondano, la applaudono e la votano. E allora lì ogni certezza crolla. Ciò che per te era il peggio, era cacca, adesso per la gente è giusto, perfetto, sacrosanto. E allora cosa fai?… non puoi mica metterti in strada ad urlare che la cacca è una cosa brutta. Fermare la gente è dirgli no questa è cacca ed è una cosa brutta. Cavolo, se te l’avessero detto da bambino che avresti dovuto convincere la gente che la cacca è una cosa brutta non ci avresti creduto. Allora cerchi di non pensarci, ti dici vabè, sta gente giustificherà pure la cacca ma se c’è una cosa che non cambierà mai è che la cacca puzza e quando la puzza si sentirà anche dalle loro case, allora si accorgeranno di quello che li circonda e capiranno che la cacca è una cosa brutta. Questo ti dici. Poi però ti capita per caso di vedere quelli che alla cacca ci stanno vicini, quelli che ci hanno a che fare ogni giorno e vedi che quelli lì lo sanno che la cacca è una cosa brutta perché proprio ci vivono in mezzo, ma siccome all’altra gente non gliene frega nulla, loro stanno lì, in mezzo alla cacca e nessuno li aiuta. Nessuno li difende. E pensi sì, un giorno tutti sentiranno la puzza di questa cacca e decideranno tutti insieme di liberarsene e il mondo sarà un posto migliore, senza più cacca applaudita o osannata, un posto dove la cacca sarà una cosa brutta per tutti, grandi e bambini. Però, prima che venga quel giorno, a questi qui che stanno in mezzo alla cacca dalla mattina alla sera chi ci pensa? Quanti ne dovranno morire soffocati dalla puzza e dal fetore prima che la gente si accorga di quello che sta succedendo?
E allora sai che fai? Una mattina ti svegli, ti lavi e ti vesti, fai colazione ed esci, scendi in strada, scegli un buon posto, un posto affollato e ti metti lì, a fermare la gente e ad urlare che la cacca è una cosa brutta e che bisogna convincersene e liberarsene. Ecco quello che fai. E mentre lo fai vedi anche che qualcuno ti da ragione, che anche lui pensa che la cacca è una cosa brutta e allora ti da una mano, si mette lì ed urla con te. Non diventerete tanti, lo sai già. E’ inutile illudersi. Però, almeno c’hai provato. Con la speranza che serva a qualcosa.
Perché tu lo sai che turarsi il naso non manda via la puzza.
Ma quanto potrai andare avanti così? Puoi stare lì due, tre giorni, un mese, al massimo due. E poi? La gente pro-cacca è tanta. Non ti sei neanche accorto quando sono diventati più di quelli che come te la cacca la allontanano. Forse lo sono sempre stati. Boh. Sai che è sbagliato arrendersi, ma non ce la fai. Non vedi l’uscita da sta discarica. E ti adagi sul fondo, in un angolo, e stai lì. Quando t’arriva un po’ di cacca vicino la scansi. E ti limiti a tener pulito giusto il tuo angolo. Così, tanto per principio. Quando poi un giorno ti accorgi che quell’odore, quella puzza di cacca che non ti faceva respirare, che ti dava la nausea, che t’aveva convinto che dovevi fare qualcosa, ecco, non la senti più. Ma non perché non c’è, ma perché è diventata normale, tanto normale che non ci fai più caso. C’hai fatto l’abitudine. Sai che c’è ma non la senti. Forse perché non la vuoi sentire.
E con la cacca fino al collo, tu vivi tristemente e indecorosamente tranquillo. Fino al giorno in cui arriva l’ultima palata di merda che ti copre la testa. E buonanotte.

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E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò

ven 13 febbraio 2009 19:57

Ieri per casa ho trovato una matita che sopra c’è scritto “You have to write a letter to get a letter“. Ora non traduco perché se volete campare in questo secolo un po’ d’inglese lo dovete capire. Comunque, sta matita me la ricordo da sempre. E’ sempre stata qua in giro, solo che non la vedevo da un po’. Ed è sempre stata nuova. Ma proprio nuova nuova. Mai usata. Avete presente quando a una matita non è mai stata fatta la punta? Ecco. E’ sempre stata così. Non so perché ma nessuno qui in casa ha mai osato fargli la punta.
Me ne sono reso conto ieri e mi sono detto che almeno così si spiega perché mi scrive solo la RAI.

Poi però ho pensato che ormai non va più bene scrivere una lettera a matita. Chi è che scrive una lettera a matita oggigiorno? Nessuno. Ci sono le email, c’è l’Instant Messaging, c’è Facebook. Per non parlare del telefono che è una cosa troppo moderna.
Nessuno scrive più le lettere. Quelle di carta, dico.
Non ci sono più quegli epistolari fittissimi, di una volta. Quelli che poi ci facevano i romanzi (epistolari, appunto) e poi i film.
Che poi io ogni volta che penso alle lettere me le immagino sempre tra due innamorati. Quelle lettere scritte su carta impregnata di lacrime e profumo da donna. Quelli che lei sotto la firma lasciava il segno del bacio col rossetto. Quelle che magari lui era in guerra e quando scrivevano non sapevano neanche se l’altro l’avrebbe mai letta. E quando non rispondeva allora subito si cominciava a pensare al peggio. Fino a quando poi non arrivava a casa il telegramma, il fattorino o il piccione viaggiatore, a seconda dell’epoca, a portare la notizia.
Cose così, tristi ma che ti fanno star bene. Cose adatte ad un post di San Valentino scritto di venerdì 13.

E poi secondo me le lettere neanche allora le scrivevano a matita.

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