La sua terra

dom 31 gennaio 2010 11:46

Ciao, … come va lì?

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Bring the boys back home

dom 19 luglio 2009 12:39

Panorama arido, color di savana. Cespugli in fiamme ai bordi delle strade.
Sei arrivato all’inferno e hai anche pagato per venirci.
“Informiamo i signori passeggeri che inizieremo tra pochi minuti le manovre d’atterraggio. Il bollettino meteo segnala tempo sereno e temperature sopra i 39 gradi…”
39 gradi… alle 6 del pomeriggio. Certo… perchè no… ci stanno bene anche quelli.
Si apre uno sportello, metti fuori la faccia… e lo senti. Senti il caldo. Quello vero. Quello che a raccontarlo la gente non ci crede. Non se non c’è mai stata. Qui. All’inferno.
Dicono che su al nord il caldo percepito sia maggiore… questione di umidità… dicono…
Ma loro non sanno cosa significhi… “caldo”.
Il caldo, il loro caldo, lo senti solo perchè è l’acqua ad essere calda… quella che ti gira intorno e che ti si appiccica addosso. Quello è il loro caldo.
Qui, invece, non c’è acqua… non ce n’è sulla terra nè sotto terra nè in aria…
Qui il caldo è l’aria. Ogni minima molecola di azoto&co si dimena. Corre e sbatte. Magari cantando “ho il ballo di san vito e non mi passa”. E la senti. Sulla pelle. Nei polmoni. Che ti brucia dentro. Che non ti lascia spazio. Che non ti fa respirare.
Loro non sanno cosa sia il caldo.
Io lo so.
E mi è mancato da morire.

Finalmente a casa…

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Italie: Filosofie da treno

mar 30 giugno 2009 17:40

Qualche settimana fa mi è capitato di andare a Livorno.
Durante il tragitto, il treno si è fermato in una stazione. Cioè, non in una sola, ma in una in particolare. Ora a dirla tutta non ricordo esattamente se ci si è fermato o l’ha solo attraversata. Comunque quella stazione aveva un nome che mi ha colpito. Sul cartello blu c’era scritto “Vada”.
Magari adesso quelli che ci passano spesso la conoscono o addirittura ci abitano e non gli fa tanta impressione. Comunque, a me che non c’ero mai passato, quel nome m’ha fatto ripensare ad un altro nome che avevo incontrato tempo addietro, lungo un percorso che negli ultimi anni ho fatto spesso.
Andando dall’aeroporto di Catania al mio paese d’origine, lungo l’autostrada, ad un certo punto, le segnaletiche (prima sui cartelli e poi sull’asfalto) indicano lo svincolo per il comune di Agira.
Agira e Vada. Due mondi a confronto.
Per chi non lo sapesse, in molti dialetti siculi (perché mica ce n’è uno solo in Sicilia),  “agira” vuol dire “torna indietro”. Può essere visto come un imperativo o anche un amichevole consiglio. Torna indietro.
Vada, invece, è un cordiale invito a proseguire. Magari un po’ stizzito, ma pur sempre bene educato. Ti da pure del lei.
Allora, seduto lì, al mio posto, sul treno, guardando dal finestrino, in quel momento di riflessione spinta, in questi due nomi ci ho visto la sintesi di due filosofie, di due universi distinti. Quello siculo-meridionale e quello… tosco-europeo.
Ho pensato che Agira sta lì come per dirti “Guarda, lascia perdere… le cose sono sempre andate così e non sarai di certo tu a cambiarle”. E’ un consiglio fraterno a non affannarti, perché tanto poi a vincere sono sempre loro. Tornatene indietro che è meglio.
Vada, invece, è un po’ una spinta, uno sprone. Un invito a non guardarti indietro ma ad andare avanti, lontano, a spingersi verso il futuro, verso il progresso.
Adesso io non so, questi due paesi non li conosco mica. Cioè non ci sono mai stato. Ho solo visto il loro nome su un cartello.
Per quel che ne so magari a Vada hanno le famiglie mafiose che cementificano selvaggiamente e Agira è un centro di super scienziati eco-compatibili e anticrimine. Non lo so.
So che può sembrare assurdo ma io durante quel viaggio verso Livorno, in quei due nomi, ci ho visto queste cose qua.
Poi però il treno s’è fermato, io sono sceso e ste cose le ho dimenticate.
Mi sono tornate in mente ieri notte e adesso le ho scritte.

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Scommesse pasquali

gio 16 aprile 2009 17:07

Quando torno in sicilia per le feste, per mia madre è sempre una grossa delusione. Non riesce mai a farmi prendere quei 20 kili in 6 giorni che s’era promessa.

Sarà per la prossima volta.

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Terrone within

dom 8 febbraio 2009 1:04

L’altro giorno giravo per le vie del centro e camminando ho pensato che non sei un vero siciliano a Pisa se almeno una volta, passando davanti a qualche statua, non hai riso leggendo “PISA A GARIBALDI” oppure “A NICOLA PISANO I CONCITTADINI”. Che è una cosa stupida, lo so, ma il fatto che oltre lo stretto nessuno la capisce dà più soddisfazione.

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