Hi. I am Salvatore Rotolo, freelance graphic designer and art director from Sicily, Italy.
I work in advertising, print design, web design, logo design, photography, video making, music and every form of creative communication. And this is my blog. For more info visit www.salvatorerotolo.it.
Ancora tempo di sperimentazioni, anche se questa volta usciamo un po’ dal settore grafica e design rimanendo però sempre in ambito creativo.
È ormai da un po’ di tempo che il sottoscritto e l’esimio maestro Pietro S. Termini (del quale mi fregio d’esser cugino) abbiamo in cantiere un nostro personalissimo progetto musicale: i Tinfoil Umbrella… Non chiedetemi del nome che la storia è lunga.
Ispirati da quei due geni dei Pomplamoose, tentiamo anche noi con i nostri umili mezzi di tuffarci nel fantastico mondo delle “VideoSong”. Direte, e cos’è una VideoSong? Beh, per capirci meglio ecco la definizione che ne dà Jack Conte, inventore del termine.
VideoSong, a new medium with 2 rules:
1. What you see is what you hear (no lip-syncing for instruments or voice).
2. If you hear it, at some point you see it (no hidden sounds).
[VideoSong, una nuova tecnica con 2 regole:
1. Quello che vedi è quello che senti (niente playback per strumenti o voce).
2. Se lo senti, a un certo punto lo vedi (nessun suono nascosto).]
Semplice, direi.
A differenza dei pionieri Pomplamoose, per ora noi abbiamo deciso di evitare campionature e simili e riservare il campo alla sola musica, diciamo quasi live.
Devo ammettere di ritenermi personalmente soddisfatto del primo esperimento e pare che sia anche piaciuto al “pubblico”, visto che il video ha raggiunto più di 200 visualizzazioni in meno di 24 ore (che per un canale youtube appena aperto non è poco) e di questo dobbiamo ringraziare i tanti amici che hanno condiviso il video su vari social network. Grazie.
Speciali ringraziamenti vanno anche alla guest star del video, Mr Salvatore Cani, in arte Zoo Loft, che si è prestato completamente (faccia, piano e talento) all’esperimento.
In ogni caso, siccome ci abbiamo preso gusto, restate in ascolto perché siamo già al lavoro sul prossimo pezzo.
Un anno fa mi capitò di finire su un sito dove c’era una specie di galleria di poster. Poster cinematografici, locandine. Però sti poster erano particolari. Erano “minimalisti”. O almeno così c’era scritto, minimalisti.
Me ne sono innamorato subito. Non so perché. Forse perché m’è sempre piaciuto semplificare le cose. Ho sempre creduto che per spiegare una cosa non serve un libro ma una vignetta. E così fu amore a prima vista.
Da quel giorno, quando ho tempo, mi diverto a improvvisare anch’io qualche poster minimalista e un po’ di giorni fa m’arriva un’email di un tizio che mi segnala questo blog dove avevano citato alcuni miei lavori. E la figata pazzesca è che nello stesso post avevano messo gli stessi poster che mi avevano fatto innamorare di questo stile minimal, i primi che avevo visto.
Poi magari l’autore di quei poster sarà pure uno sfigato come me che non c’ha niente da fare, che li fa per passatempo, però il fatto di trovare i miei lavori accanto ai suoi devo dire che m’ha fatto star bene.
La creazione di questo tipo di cose per me è come un gioco. Lo scopo sta nel trovare quel particolare, quella pagliuzza che da sola riesce a identificare il tutto. Se la trovi, vinci. Cosa vinci? Niente. Manco la fama e la gloria. Però un po’ di soddisfazione c’è. L’unico premio forse è quell’ooohhh di ammirazione che esclamano quei pochi che capiscono il gioco. Tutto qui. Che magari vi sembrerà poco, però a me basta per continuare.
Ieri sera ho rivisto “I soliti sospetti”. E non sono riuscito a trattenermi.
Se non lo capite, o non l’avete visto, o l’avete visto tanto tempo fa, oppure… vabè, lasciamo stare… è complicato…
Ieri ho scoperto che la nastroazzuro in lattina c’ha delle striscioline bianche nella parte bassa che quando la metti in frigo e raggiunge la temperatura ideale loro diventano blu.
Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.
Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.
I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.
Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.
Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.