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Restyle

mar 2 marzo 2010 17:32

Tempo fa m’era venuto una specie di attacco creativo (che me ne vengono pochi) e avevo creato sta categoria Paroleincroce su sto blog. Poi purtroppo o per fortuna è morta lì. C’ho messo un paio di cose e basta.
Sta mattina vagando tra ricordi e vecchie directory ho ritrovato un po’ di quel materiale. Ne avevo fatte un bel po’ di cose di quel genere. Poco di pubblicabile ma le idee c’erano.
Comunque, mi sono fatto prendere dalla malinconia e gli ho voluto dare un po’ di lustro. Tanto per.

Picasso

Qui c’è l’originale.

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Progresso

lun 1 marzo 2010 10:39

Ieri ho scoperto che la nastroazzuro in lattina c’ha delle striscioline bianche nella parte bassa che quando la metti in frigo e raggiunge la temperatura ideale loro diventano blu.

Il futuro è qui e nessuno ce lo ha detto.

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Segnalazioni

sab 27 febbraio 2010 11:04

Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.

Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.

I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.

Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.

Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.

Ora, fate voi.
Io ve l’ho detto.

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Paese che vai pioggia che trovi

sab 20 febbraio 2010 11:47

Oggi voglio chiedervi una cosa. Chi non si è mai fermato ad annusare l’aria quando sta per piovere? A chi non è mai capitato? Penso sia una cosa che abbiamo fatto e facciamo un po’ tutti. Più o meno coscientemente.
Vabè, poi ci son quelli che si mettono lì e lo sentono anche molto prima, anche quando non ci sono neanche le nuvole in cielo, che sta per piovere. Ma sono pochi.
A me capita spesso di fermarmi ad odorare un po’ l’atmosfera. Chissà, forse per reminiscenze di un passato selvaggio e istintivo. Qualche collegamento intrinseco con la mia natura animale. Comunque è qualcosa di rigenerante per me. Ve lo posso dire tanto ormai lo sapete che sono pazzo e non vi fa poi tanta impressione.
Per esempio, oggi ero fermo ad un incrocio e aspettavo lì che il semaforo pedonale diventasse verde per poter attraversare. E mentre ero lì, in piedi, ad aspettare, ho tirato su il naso e non ho resistito. Ho annusato. Qualcuno dirà, vabè, ad un incrocio, cosa vuoi sentire? Smog. Beh, un po’ sì. Ma c’è da dire che è vero che ero ad un incrocio, però ero anche in periferia e le periferie pisane sono fatte così, sono verdi.
Non sono uno che ha girato tanto nella propria vita, quindi non so come sono le periferie in genere, però so che quelle pisane sono verdi e se ti fermi ad annusare non senti solo smog.
E comunque, mentre ero lì a sniffare la mia dose di cielo, mi è venuto in mente tutto un ragionamento su l’odore della pioggia che poi, giustamente, qualcuno mi ha fatto notare che forse un post ci sarebbe venuto bene e allora eccomi qui.
Sì, perché oggi mentre annusavo mi sono accorto di una cosa che non avevo mai notato. Una di quelle cose che te ne accorgi solo in quei momenti di ispirazione profonda o di cazzeggio assoluto.
Oggi ho notato che la pioggia non ha sempre lo stesso odore. No. Dipende da DOVE la odori. Lo so, suona strano. Però, per esempio, mi sono accorto che quella pisana a me sa di… di… di verdura. Ha un’odore “bollito” direi. Appena cadono due gocce, qua senti tutta l’atmosfera che s’impregna di quest’aroma di erba bagnata che ti si appiccica addosso e ti può anche far piacere due minuti ma poi ti viene un po’ a nausea, bisogna dirlo.
Io l’ho già detto che non sono uno che ha girato il mondo, però so anche che la pioggia del mio paese fa tutto un altro odore, ha tutto un altro aroma. La pioggia siciliana mica odora d’erba. Ma quando mai.
Là, appena vedi il cielo un po’ cupo, vedi un po’ di nuvole più scure e avverti quel prurito strano che lo senti che sta per piovere, allora annusi l’aria e riesci benissimo a distinguere l’odore della terra arida e bruciata, la sabbia del deserto, il sale che viene dal mare. Senti tutto un caos di odori e profumi che se non ci sei abituato è difficile restarne indifferenti. E’ qualcosa che ti stordisce. Che se poi te ne vai da un’altra parte, in un’altra città, non la ritrovi mica. E ti resta nel cuore. Nella mente. E nel naso.

Poi m’hanno anche detto che a Budapest la pioggia sa di prosciutto. Affumicato, per essere precisi. E non è neanche tanto improbabile.
Anche se non ho girato tanto, di piogge strane nè ho sentite. Per esempio quella di Praga me la ricordo che si avvicinava all’odore di cipolla. Quella di Palermo mi ha sempre ricordato la meusa (lo sapete cos’è, vero?). Quella di Roma sa di marmo bagnato (non chiedetemi di descrivere a parole l’odore del marmo bagnato).
Quella di Bologna mi sa di… di… no, vabè, quando sono andato Bologna non pioveva.
Comunque, vabè, è tutta una questione d’ambiente circostante.
Cioè, se ve ne andate in Amazzonia, non aspettatevi di trovare una pioggia che odori di sabbia, ecco.

Che poi, chissà, magari c’è qualcuno lassù che siccome sa dove deve andare a cadere sta pioggia qua, allora le dà un odore particolare e a quell’altra che va da un’altra parte le da un altro odore. Un odore che non dia fastidio e che si adatti bene al contesto. Qualcosa di sobrio ma sempre elegante e mai fuori tema.
Una specie di arredatore d’interni, via.

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E allora no

mer 17 febbraio 2010 10:45

Sta mattina, dopo aver letto qualche cosina in giro, m’era quasi venuto in mente di fare un post su sanremo. Sulle mummie e sui negromanti, sui drogati-no e gli spogliarelli-si, sui morgan e sulle basi, sui pupi e sui savoia, sui bigazzi e sui gatti e su tutta la radiotelevisioneitaliana in generale.
Poi ho pensato… perché?
E allora no.

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