ven 13 febbraio 2009 19:57
Ieri per casa ho trovato una matita che sopra c’è scritto “You have to write a letter to get a letter“. Ora non traduco perché se volete campare in questo secolo un po’ d’inglese lo dovete capire. Comunque, sta matita me la ricordo da sempre. E’ sempre stata qua in giro, solo che non la vedevo da un po’. Ed è sempre stata nuova. Ma proprio nuova nuova. Mai usata. Avete presente quando a una matita non è mai stata fatta la punta? Ecco. E’ sempre stata così. Non so perché ma nessuno qui in casa ha mai osato fargli la punta.
Me ne sono reso conto ieri e mi sono detto che almeno così si spiega perché mi scrive solo la RAI.
Poi però ho pensato che ormai non va più bene scrivere una lettera a matita. Chi è che scrive una lettera a matita oggigiorno? Nessuno. Ci sono le email, c’è l’Instant Messaging, c’è Facebook. Per non parlare del telefono che è una cosa troppo moderna.
Nessuno scrive più le lettere. Quelle di carta, dico.
Non ci sono più quegli epistolari fittissimi, di una volta. Quelli che poi ci facevano i romanzi (epistolari, appunto) e poi i film.
Che poi io ogni volta che penso alle lettere me le immagino sempre tra due innamorati. Quelle lettere scritte su carta impregnata di lacrime e profumo da donna. Quelli che lei sotto la firma lasciava il segno del bacio col rossetto. Quelle che magari lui era in guerra e quando scrivevano non sapevano neanche se l’altro l’avrebbe mai letta. E quando non rispondeva allora subito si cominciava a pensare al peggio. Fino a quando poi non arrivava a casa il telegramma, il fattorino o il piccione viaggiatore, a seconda dell’epoca, a portare la notizia.
Cose così, tristi ma che ti fanno star bene. Cose adatte ad un post di San Valentino scritto di venerdì 13.
E poi secondo me le lettere neanche allora le scrivevano a matita.
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dom 8 febbraio 2009 1:04
gio 5 febbraio 2009 17:26
Ultimamente m’è preso di guardare i trailer dei videogame. Sapete, tipo quelli dei film al cinema, però coi videogiochi.
Che molti neanche lo sanno, nemmeno se lo immaginano che esistono ste cose così, e invece dietro c’è tutto un mondo, un universo, che neanche ve lo sto a spiegare.
E poi ce ne sono alcuni veramente fatti bene. Ma davvero. Che se certe cose me le facevano vedere da bambino, quando m’emozionavo con Zool e Prince Of Persia, penso che semplicemente sarei morto. Così, sul colpo.
Lo so che ci sono quelli che dicono che i videogiochi non sono roba da gente adulta. Ma che ci vuoi fare, io sono uno di quelli lì che si commuovono quando vedono un floppy da 5,5 pollici, che il loro primo approccio alla tecnologia sono stati Pac-Man e Space Invaders, che sorridono quando sentono il nome di Guybrush Threepwood, che se gli dici WASD loro hanno capito tutto e che si ricordano ancora cos’è iddqd.
Perché qui siamo nerd, mica gente normale.
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ven 30 gennaio 2009 18:03
Sto leggendo un libro che s’intitola “Economia della felicità“, sottotitolo “Dalla blogosfera al valore del dono e oltre”, di Luca De Biase (non sapevo se mettervi il link al suo blog o alla voce di Wikipedia, allora ve li ho messi tutti e due). Perché io non è che faccio il blogger per finta.
Ecco, su questo libro ieri leggevo che nel 2006 l’Adidas, quella che fa le cose per la gente sportiva, ha avuto un problema con delle scarpe che aveva fatto. Che praticamente perdevano subito il colore. E l’Adidas però non era venuta a saperlo direttamente dai clienti, ma da un’azienda che si chiama Vml. Questa Vml è un’azienda che usa un software che si chiama Seer che in pratica legge i blog in giro per la rete e vede come i blogger parlano dei prodotti dei suoi clienti, come l’Adidas.
E il pensiero che ci sia gente disposta a pagare altra gente pur di sapere come la pensano i blogger su di un prodotto, a me già m’ha fatto pensare un po’.
Poi ho anche pensato che in questi giorni avevo letto di questa tizia che praticamente s’è messa a fare pubblicità ad uno spazzolino, sul suo blog. E sta cosa m’ha fatto pensare ancora di più.
Tutta st’attenzione verso la blogosfera da parte dell’universo marketing m’ha lasciato un po’ così.
Perché io sono blogger, ho pensato (c’ho il blog, quindi sono blogger). E sta cosa qui, vista la situazione, ma ha dato un po’ una sensazione di… di potere. Di essere in grado di influire su qualcosa, qualcosa di importante. Come l’economia mondiale. Una sensazione di onnipotenza. Una cosa che non mi capitava da quando da bambino ho schiacciato una lucertola sedendomici sopra. Un dio.
Poi mi sono ricordato che io scrivo solo cazzate. E allora sono tornato mortale.
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gio 29 gennaio 2009 0:28
Stamattina ho fatto un sogno. Dico stamattina perché quando mi sono svegliato era già mattina inoltrata e quindi credo di poter supporre che tutto il sogno si sia svolto in quella fascia temporale comunemente detta mattina. Ma non quella mattina tipo le quattro, che non sai mai se dire le quattro del mattino o le quattro di notte… No, proprio mattina mattina. Poi io non sono tecnico di ste cose qua, quindi non so.
Comunque stamattina ho fatto sto sogno. Uno di quei sogni che per metà dormi e sogni normalmente, e per l’altra metà lo sai che stai dormendo e che stai sognando e quindi fai un po’ quello che ti pare. Ti metti a fare le cose che da vivo, vabè, da sveglio, non faresti mai.
Tipo io sta mattina ho incontrato un tizio che mi stava antipatico. L’ho incontrato nel sogno, mica per davvero. E comunque, siccome mi stava antipatico e siccome lo sapevo che stavo sognando e non poteva succedermi nulla, allora l’ho preso a cazzotti. Tanto non era mica reale. Era un sogno.
Poi però il sogno era talmente realistico che il dubbio m’è venuto. E allora ho cominciato a sospettare che non fosse un sogno, che fosse tutto vero.
Allora ho detto oh cavolo, e ora?
Poi però mi sono svegliato.
E un po’ ci sono rimasto male.
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