mar 2 marzo 2010 17:32
Tempo fa m’era venuto una specie di attacco creativo (che me ne vengono pochi) e avevo creato sta categoria Paroleincroce su sto blog. Poi purtroppo o per fortuna è morta lì. C’ho messo un paio di cose e basta.
Sta mattina vagando tra ricordi e vecchie directory ho ritrovato un po’ di quel materiale. Ne avevo fatte un bel po’ di cose di quel genere. Poco di pubblicabile ma le idee c’erano.
Comunque, mi sono fatto prendere dalla malinconia e gli ho voluto dare un po’ di lustro. Tanto per.

Qui c’è l’originale.
mer 9 dicembre 2009 18:52
Ieri era l’8 dicembre.
Quand’ero piccolo, l’8 dicembre era il giorno delle decorazioni natalizie. Era il giorno del presepe e dell’albero di natale. Sì, perché da me s’è sempre fatto sia l’albero che il presepe. Ché siamo sempre stata gente per la fusione delle culture.
Mica Borghezio.
mar 3 novembre 2009 12:09
Ho sempre desiderato scrivere un post in treno. Finalmente ne ho la possibilità. E in mancanza di tecnologie avanzate e facilmente trasportabili, lo scrivo qui, su questa agenda. Quando voi leggerete l’avrò già riscritto al computer. Non so ancora se potrò farlo dove sto andando o dovrò aspettare di tornare. Comunque sia, sono abbastanza certo che questa cosa finirà sullo schermo di un computer, anche se non so ancora né dove né quando.
Dico “abbastanza” perché si sa come vanno certe cose, ché appena uno dice d’essere sicuro di qualcosa, tiè, non succede mai. Come se ci fosse qualcuno messo lì che t’ascolta e non aspetta altro che l’occasione per farti incazzare. E appena ti sente dire sta cosa pensa questa non me la posso perdere e giù risate.
E tu puoi anche incazzarti quanto vuoi (anche se così lo fai solo contento) ma comunque la cosa che doveva capitare, puntualmente, non è accaduta e tu, puntualmente, hai fatto la tua bella figura di merda.
Per questo dico… che stavo dicendo?… ah, ecco… per questo, dicevo, è sempre meglio non sbilanciarsi tanto con le certezze.
Comunque eccomi qua, seduto su questo scomodissimo sedile di seconda classe, a scrivere questo post ferroviario. Tra una buia galleria e un’altra. Facendo ogni tanto una pausa per guardare fuori dal finestrino, ché non sia mai ci fosse qualcosa di interessante.
E allora scrivo una frase, poi mi fermo e osservo.
Distese di campi coltivati che con la pioggia di oggi somigliano tanto a risaie abbandonate. Nessuna giovane mondina in vista però (come al solito, ragazze manco l’ombra).
E quindi giù, altra frase.
Pausa.
Altre distese, sta volta di container. Ammazza quanti container. Tanti che non puoi fare altro che chiederti chissà da dove vengono. O dove andranno. Cosa porteranno. E quanta strada dovranno percorrere ancora.
Ma eccola che riparte, la penna. Mentre il treno va fra un mare di auto peugeot appena sfornate sulla sinistra e il mare, quello vero, quello fatto d’acqua, sale e frutti di mare, sulla destra.
Chilometri e chilometri di carta e binari per la penna ed il treno.
Ma ecco che insieme rallentano, si fermano e finiscono la corsa. E, stanchi per la tanta strada percorsa, si prendono il loro meritato riposo. Ché il loro dovere l’hanno fatto e ancora per un altro po’ il mondo non avrà bisogno di loro.
Signori, si scende.
Non c’è niente da fare. Nonostante la puzza, i sedili scomodi, il rumore fastidioso e il dondolio ipnotico, mi accorgo solo adesso, mentre guardo la mia faccia riflessa su questo sporco finestrino, che forse sto treno un po’ mi somiglia. Perché anch’io, dopo ogni viaggio in treno, mi sento sempre unto, dondolante e anche un po’ tristemente riflessivo.
ven 12 giugno 2009 16:48
Ieri pensavo che volevo appuntarmi una data, per ricordarmela. Non una data futura ma una passata. Una di quelle che dopo che passa un po’ di tempo ti chiedi “ma quand’è che è iniziato tutto?”… e allora lì sarebbe bello ricordarsi il giorno esatto, magari anche l’ora. E lì ti sarebbe piaciuto averla appuntata da qualche parte.
E lo so che quando la gente sente sti discorsi così, subito ci vede dentro storie d’amore e romanticismi vari. Ma ovviamente non è questo il caso. E se siete abitudinari di queste parti avreste dovuto intuirlo.
Era una data di quelle che con poco ti cambiano un po’ la vita, il pensiero, il modo in cui vedi il mondo. Insomma, una data che ti cambia. Punto.
Allora ho pensato di scriverla su un’agenda ma poi mi sono reso conto che appena finiva l’agenda non l’avrei più guardata e quella data sarebbe andata persa insieme all’agenda.
Ho pensato di segnarla su un calendario ma anche lì, passato l’anno, addio appunto.
Ho pensato anche di tatuarmela addosso in stile Memento… ma non ero tanto sicuro che quella data m’avesse cambiato abbastanza da valerne la pena.
Poi ho pensato che potevo segnarmela qui. Ché mi son detto, male che va, viene fuori un post brutalmente autoreferenziale, però se ci metto un tag particolare e facile da ricordare, quando mi serve posso venire a cercarla.
E allora ecco qua.
Lunedì 4 maggio 2009. Ore 22.00.
Fra un po’ d’anni vi faccio sapere se funziona.
ven 20 febbraio 2009 14:02
Il fatto è che io a questi climi così non ci sono abituato. Io sono un tipo da zona temperata.
Cioè, non è che vengo dai tropici… non è che nel posto da dove vengo io ci sia il sole tutto l’anno. Non è sul mare. Ha anche nevicato. E’ capitato. Ok, non me lo ricordo ma è capitato. Me l’hanno raccontato.
E comunque non è neanche in montagna. E’ una collina. Quindi non è che chiedo molto. Non disturbo, non sporco, mi metto in un angolino lì e sto zitto. Mi servono giusto un paio di gradi in più.
Poi con sta storia del riscaldamento globale… se agli orsi polari gli si scioglie il ghiaccio sotto i piedi, com’è che a me mi si sta congelando il culo?