dom 29 novembre 2009 14:59
Nella mia vita ho fatto molte cose.
Ho dipinto, ho disegnato, ho fatto fumetti, vignette, ho scritto, prosa e poesia, ho scritto canzoni, ho suonato, chitarra, armonica, ukulele e ocarina, ho cantato, da solista e in coro, ho suonato nelle chiese, ho suonato coi comunisti, coi satanisti, con gli islamici e coi buddisti, ho cantato nei locali e alle feste, sui tetti, sui balconi e nelle camere da letto, ho fatto il programmatore, il web designer, ho fatto grafica vettoriale e grafica raster, ho fatto il creativo, il pubblicitario, il fotografo, l’elettricista e il tecnico informatico, pure l’arredatore d’interni e una volta anche l’idraulico…
Porca la miseria infame, m’avesse mai pagato qualcuno!!
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dom 18 ottobre 2009 19:28
Ieri per strada ho incrociato un motociclista. Lo so che era un motociclista perché c’aveva la moto. Io ero a piedi e lui in moto.
È passato sfrecciando. Vabè, era veloce, sì, ma neanche tanto, perché anche se è passato sfrecciando io ho avuto tutto il tempo di notare una cosa particolare.
Ho notato che piangeva.
E non quelle lacrime che ti vengono naturalmente quando sfrecci in moto. (Io non ce l’ho la moto però lo so che a volte vengono le lacrime quando sfrecci in moto). No, lui piangeva.
Piangeva proprio.
Non aveva solo gli occhi rossi e le lacrime che gli rigavano il viso. Aveva anche la smorfia di chi piange. Gli occhi stretti e quella bocca che a descriverla in quest’epoca di sms mi verrebbe da dire a parentesi aperta verso il basso.
Quando mi sono accorto che piangeva, la cosa m’ha fatto un po’ impressione, perché non è cosa di tutti i giorni per me vedere motociclisti che piangono. Cioè, lui non era mica un motociclista qualunque. Era uno di quei motociclisti che non t’aspetti mica di veder piangere.
Quello c’aveva la moto tutta fiammante, sportiva, di quelle un po’ incazzose, tutte spigoli e frastuono. E aveva pure il giubbottino incazzoso. Di pelle. Quello tutto con gli stemmi colorati che però anche se è tutto colorato lo vedi che è incazzoso come giubbotto.
Insomma era uno di quelli che la gente che vive nei telefilm chiamerebbe centauri.
E insomma, vedere piangere un tizio così m’ha stupito. E allora mi son messo lì a pensare a quali potevano essere le cause delle lacrime di un centauro.
Adesso non so perché, sarà per tutti quegli stereotipi, quei pregiudizi che m’hanno messo in testa tanti anni di tv, o il cinema, o i libri che ho letto. Ma io la prima cosa che ho pensato è stata che se quel centauro piangeva allora c’entrava una donna.
Lo so che non è detto. Però a me, in quel momento, m’è sembrata la cosa più plausibile.
Ché si sa che quelli incazzosi fuori, dentro c’hanno le fragoline di bosco.
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mar 30 giugno 2009 17:40
Qualche settimana fa mi è capitato di andare a Livorno.
Durante il tragitto, il treno si è fermato in una stazione. Cioè, non in una sola, ma in una in particolare. Ora a dirla tutta non ricordo esattamente se ci si è fermato o l’ha solo attraversata. Comunque quella stazione aveva un nome che mi ha colpito. Sul cartello blu c’era scritto “Vada”.
Magari adesso quelli che ci passano spesso la conoscono o addirittura ci abitano e non gli fa tanta impressione. Comunque, a me che non c’ero mai passato, quel nome m’ha fatto ripensare ad un altro nome che avevo incontrato tempo addietro, lungo un percorso che negli ultimi anni ho fatto spesso.
Andando dall’aeroporto di Catania al mio paese d’origine, lungo l’autostrada, ad un certo punto, le segnaletiche (prima sui cartelli e poi sull’asfalto) indicano lo svincolo per il comune di Agira.
Agira e Vada. Due mondi a confronto.
Per chi non lo sapesse, in molti dialetti siculi (perché mica ce n’è uno solo in Sicilia), “agira” vuol dire “torna indietro”. Può essere visto come un imperativo o anche un amichevole consiglio. Torna indietro.
Vada, invece, è un cordiale invito a proseguire. Magari un po’ stizzito, ma pur sempre bene educato. Ti da pure del lei.
Allora, seduto lì, al mio posto, sul treno, guardando dal finestrino, in quel momento di riflessione spinta, in questi due nomi ci ho visto la sintesi di due filosofie, di due universi distinti. Quello siculo-meridionale e quello… tosco-europeo.
Ho pensato che Agira sta lì come per dirti “Guarda, lascia perdere… le cose sono sempre andate così e non sarai di certo tu a cambiarle”. E’ un consiglio fraterno a non affannarti, perché tanto poi a vincere sono sempre loro. Tornatene indietro che è meglio.
Vada, invece, è un po’ una spinta, uno sprone. Un invito a non guardarti indietro ma ad andare avanti, lontano, a spingersi verso il futuro, verso il progresso.
Adesso io non so, questi due paesi non li conosco mica. Cioè non ci sono mai stato. Ho solo visto il loro nome su un cartello.
Per quel che ne so magari a Vada hanno le famiglie mafiose che cementificano selvaggiamente e Agira è un centro di super scienziati eco-compatibili e anticrimine. Non lo so.
So che può sembrare assurdo ma io durante quel viaggio verso Livorno, in quei due nomi, ci ho visto queste cose qua.
Poi però il treno s’è fermato, io sono sceso e ste cose le ho dimenticate.
Mi sono tornate in mente ieri notte e adesso le ho scritte.
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mer 17 giugno 2009 15:04
Visto che oggi è San Ranieri, ieri era la vigilia di San Ranieri. E come ogni vigilia di San Ranieri qua a Pisa c’è stata la luminara.
E come ogni anno, anche quest’anno era pieno così di ambulanti coi palloncini e coi gadget luminosi.
Quest’anno però il gadget luminoso che è andato più a ruba m’ha stravolto un po’.
Era una specie di spada laser con la luce arcobaleno che quando s’illuminava suonava il tema di Beverly Hills Cop…
E poi ci sono quelli che si chiedono come mai i giovani d’oggi c’hanno la confusione dei valori…
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gio 16 aprile 2009 17:07
Quando torno in sicilia per le feste, per mia madre è sempre una grossa delusione. Non riesce mai a farmi prendere quei 20 kili in 6 giorni che s’era promessa.
Sarà per la prossima volta.
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