sab 27 febbraio 2010 11:04
Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.
Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.
I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.
Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.
Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.
Ora, fate voi.
Io ve l’ho detto.
dom 31 gennaio 2010 11:46
mar 20 ottobre 2009 11:07
Quando hai la faccia come il culo, il problema non sono gli occhiali che scivolano…
dom 18 ottobre 2009 19:28
Ieri per strada ho incrociato un motociclista. Lo so che era un motociclista perché c’aveva la moto. Io ero a piedi e lui in moto.
È passato sfrecciando. Vabè, era veloce, sì, ma neanche tanto, perché anche se è passato sfrecciando io ho avuto tutto il tempo di notare una cosa particolare.
Ho notato che piangeva.
E non quelle lacrime che ti vengono naturalmente quando sfrecci in moto. (Io non ce l’ho la moto però lo so che a volte vengono le lacrime quando sfrecci in moto). No, lui piangeva.
Piangeva proprio.
Non aveva solo gli occhi rossi e le lacrime che gli rigavano il viso. Aveva anche la smorfia di chi piange. Gli occhi stretti e quella bocca che a descriverla in quest’epoca di sms mi verrebbe da dire a parentesi aperta verso il basso.
Quando mi sono accorto che piangeva, la cosa m’ha fatto un po’ impressione, perché non è cosa di tutti i giorni per me vedere motociclisti che piangono. Cioè, lui non era mica un motociclista qualunque. Era uno di quei motociclisti che non t’aspetti mica di veder piangere.
Quello c’aveva la moto tutta fiammante, sportiva, di quelle un po’ incazzose, tutte spigoli e frastuono. E aveva pure il giubbottino incazzoso. Di pelle. Quello tutto con gli stemmi colorati che però anche se è tutto colorato lo vedi che è incazzoso come giubbotto.
Insomma era uno di quelli che la gente che vive nei telefilm chiamerebbe centauri.
E insomma, vedere piangere un tizio così m’ha stupito. E allora mi son messo lì a pensare a quali potevano essere le cause delle lacrime di un centauro.
Adesso non so perché, sarà per tutti quegli stereotipi, quei pregiudizi che m’hanno messo in testa tanti anni di tv, o il cinema, o i libri che ho letto. Ma io la prima cosa che ho pensato è stata che se quel centauro piangeva allora c’entrava una donna.
Lo so che non è detto. Però a me, in quel momento, m’è sembrata la cosa più plausibile.
Ché si sa che quelli incazzosi fuori, dentro c’hanno le fragoline di bosco.