Warning

ven 18 settembre 2009 10:54

Ieri per strada ho beccato un cassonetto con su scritto “Attenzione! Vietato intrufolarsi – Pericolo di soffocamento”.
Non so perché ma m’è venuta in mente una scena del genere.

Condividi : FacebooktwittertumblrfriendfeedDelicious

Inserito in Deliri | Commenta

Sottomessi

dom 26 aprile 2009 15:34

L’altro giorno guardavo una puntata di C.S.I. e c’era Grissom che parlava di quelli che fanno il sadomaso. Insomma, quelli che gli piacciono fruste, manette, cinghie, troni e dominazioni. Quella roba lì.
A quelli lì piace soffrire, farsi del male. Ma cose pesanti anche. E quando fanno le loro cose, c’è sempre il sottomesso che le prende e gli fanno le cose terribili. Che essendo sottomesso, apparentemente è inerme, non può fare nulla, se non subire. Però c’era Grissom (che a quanto pare lui ne sa) che spiegava che non è vero niente. Chè è il sottomesso quello che ha il potere. Quello che decide quando tutto deve finire. Gli basta dire una parola e tutto si ferma, saluti e baci e si va a casa.

Quando mi capita d’essere troppo allegro, ché le cose mi vanno troppo bene, allora prendo e leggo i giornali. Non tutti. Qualche titolo, le prime pagine. Che tanto quelle bastano. Così mi incazzo un po’ e torno sulla terra. I telegiornali no ché sarebbe troppo.
E ultimamente, quando leggo in giro qualche notizia sull’Italia, mi viene in mente Grissom e il sadomaso. E mi chiedo se anche qui il sottomesso c’ha davvero il potere di far finire tutto. Non so. Vorrei sapere se c’è magari una parolina magica che se la dici tutti si fermano, niente più fruste, manette e manganelli (soprattutto manganelli), saluti e baci e si torna a casa. Tutti felici, che sia finita.
Certo, c’è da dire che quelli che fanno il sadomaso da sottomessi, non lo fanno mica costretti, o almeno non sempre. Lo fanno perché gli piace, ci provano gusto. Contenti loro…
Ma se a sta gente gli piace stare sottomessi… la parolina magica… la diranno mai?

Condividi : FacebooktwittertumblrfriendfeedDelicious

Per chi suona la campana

lun 16 febbraio 2009 23:39

Era da un po’ che ci pensavo, che avevo sta cosa in testa. Ma niente… sarà stato per tutta quella sovrastruttura complicatissima che ci portiamo dietro sin da bambini che mi faceva vergognare come un ornitorinco incontinente… comunque… niente, non ho mai avuto il coraggio di farlo. Poi la settimana scorsa mi sono messo lì, mi sono guardato attorno, mi sono guardato dentro e mi sono detto “perché no?”. E allora l’ho fatto. Qualcosa ha intaccato i castelli di pregiudizi della mia mente e mi sono lasciato andare.
Mi sono comprato l’ukulele.

Che è uno strumento che mi ha sempre affascinato e non solo perché nel circuito generale dei media lo si vede di solito unicamente tra le mani di belle ragazze hawaiane (o simpatici uomini grossi come il mondo), ma per tanti altri motivi che esprimere a parole sarebbe alquanto limitante. Di quelle cose che se te le chiedono di persona rispondi “boh, non lo so”.
L’interesse vero e proprio per questo strumento m’è esploso dopo aver sentito Soon Forget dei Pearl Jam. Che un’oca qualsiasi, la pelle d’oca come ce l’avevo io, se la sogna. Ché una canzone così fatta da chiunque altro non sarebbe neanche granchè, ma fatta da sti tizi qui cambia gusto.
Ho pensato guarda quello cos’è riuscito a fare. E il fatto che sto tizio seduto su una seggiola di legno con in mano una chitarrina più piccola del suo braccio potesse mettersi lì e far star zitte 20.000 persone… m’ha spiazzato. Vabè, proprio lui, Vedder, è uno che avrebbe il carisma di un premio nobel anche se salisse in scena col tutù rosa. Ma comunque mi sono detto subito “lo voglio”. L’ukulele, eh, non Vedder, né tanto meno il tutù rosa.

Però questo desiderio era una di quelle cose che non si ha il coraggio di esternare, consapevoli delle prevedibili conseguenze. Che quando mi sono convinto a parlarne, puntualmente si sono avverate.
Quando l’ho detto, mia madre m’ha risposto che coi rasta e l’ukulele mi mancava solo la gonna di paglia e stavo a posto. Ecco, non che mia madre sia una che di solito non mi assecondi, ma è la reazione che hanno avuto un po’ tutti.
Comunque alla fine ce l’ho fatta. Mi sono deciso. E l’ho preso.
Spero non vada a finire in un cassetto, insieme all’armonica e l’ocarina (non chiedete, che è meglio). Altrimenti i soldi per l’acquisto e il tempo per questo post sarebbero stati utili come una campana di notte nel deserto. Ché avrà pure un bel suono, ma se non sveglia nessuno alle tre del mattino non ha motivo di esistere.

Comunque già mi sono messo a studiare. Sto imparando il tema di super mario. Ché m’è sempre piaciuta la musica di protesta.

Condividi : FacebooktwittertumblrfriendfeedDelicious

Inserito in Esperienze | Commenta

E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò

ven 13 febbraio 2009 19:57

Ieri per casa ho trovato una matita che sopra c’è scritto “You have to write a letter to get a letter“. Ora non traduco perché se volete campare in questo secolo un po’ d’inglese lo dovete capire. Comunque, sta matita me la ricordo da sempre. E’ sempre stata qua in giro, solo che non la vedevo da un po’. Ed è sempre stata nuova. Ma proprio nuova nuova. Mai usata. Avete presente quando a una matita non è mai stata fatta la punta? Ecco. E’ sempre stata così. Non so perché ma nessuno qui in casa ha mai osato fargli la punta.
Me ne sono reso conto ieri e mi sono detto che almeno così si spiega perché mi scrive solo la RAI.

Poi però ho pensato che ormai non va più bene scrivere una lettera a matita. Chi è che scrive una lettera a matita oggigiorno? Nessuno. Ci sono le email, c’è l’Instant Messaging, c’è Facebook. Per non parlare del telefono che è una cosa troppo moderna.
Nessuno scrive più le lettere. Quelle di carta, dico.
Non ci sono più quegli epistolari fittissimi, di una volta. Quelli che poi ci facevano i romanzi (epistolari, appunto) e poi i film.
Che poi io ogni volta che penso alle lettere me le immagino sempre tra due innamorati. Quelle lettere scritte su carta impregnata di lacrime e profumo da donna. Quelli che lei sotto la firma lasciava il segno del bacio col rossetto. Quelle che magari lui era in guerra e quando scrivevano non sapevano neanche se l’altro l’avrebbe mai letta. E quando non rispondeva allora subito si cominciava a pensare al peggio. Fino a quando poi non arrivava a casa il telegramma, il fattorino o il piccione viaggiatore, a seconda dell’epoca, a portare la notizia.
Cose così, tristi ma che ti fanno star bene. Cose adatte ad un post di San Valentino scritto di venerdì 13.

E poi secondo me le lettere neanche allora le scrivevano a matita.

Condividi : FacebooktwittertumblrfriendfeedDelicious

Inserito in Deliri | 1 Commento

Silenzio

mar 10 febbraio 2009 18:12

Oggi leggiucchiando un po’ tra i vari blog che seguo mi sono accorto che tutti parlavano più o meno dello stesso argomento. E tutti stavano lì a dire che adesso bisogna fare silenzio e che non si deve parlare più perché s’è detto troppo.

Ecco a me sta cosa che tutti parlano (o scrivono) e dicono che bisogna stare zitti, mi ricorda un po’ quella storia del silenzio che se lo chiami non c’è più.

Condividi : FacebooktwittertumblrfriendfeedDelicious