Caro 2010

gio 31 dicembre 2009 13:37

Io per il 2010 non voglio star qui a far buoni propositi, ché tanto si sa, è inutile. Lo sappiamo tutti. T U T T I. Per esperienza.
Questa volta voglio solo limitarmi a qualche speranza, augurio, desiderio.
Niente di compromettente o vincolante. Giusto qualche indicazione, qualche vaga linea di politica aziendale. Per il resto, libero arbitrio.
E comunque non vengo a scriverveli qui, ché sono fatti miei.
Se cercavate confidenze da confessionale cascate male. Qua siamo gente introversa.

Insomma, per quest’anno niente aspettative particolari, niente cambiamenti cataclismatici, niente svolte memorabili…

Quindi, caro il mio 2010, vedi di volare basso.

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25

ven 25 dicembre 2009 14:51

Tra panettoni, arrosti, agnelli, involtini, tartine, pandori, digestivi, alberi e presepi… Vi auguro un buon natale.

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Fastidi e palpeggiamenti

lun 21 dicembre 2009 13:06

Io non sono un tipo che s’arrabbia facilmente. Tendo ad infastidirmi con poco ma arrabbiarmi no.

Ecco. Se io sto in fila al metal detector di un aeroporto, coi miei bei bagagli a mano già depositati sul tapirulàn, i miei oggetti personali già invaschettati insieme a giubbotto e portatile che m’hai fatto tirare fuori dallo zaino “per sicurezza”… e ti guardo. Guardo te che incarni perfettamente lo stereotipo di hostess, con la tua uniforme, i tuoi capelli legati e il tuo sorriso beneducato,  e guardo quello avanti a me che passa, tra mille allarmi, coperto d’oro, cinture e collane. E guardo te che gentilmente “per sicurezza” gli palpi il culo e lo fai passare. E poi passo io. Tanto spoglio dei miei averi da sentirmi nudo. Non una traccia metallifera troverai sul mio corpo. Passo. E suona.
Suona qualcosa che non capisco se sia il mio metal detector o quello a fianco. E allora ti guardo, in cerca di istruzioni, di chissà quale illuminazione.
E tu che fai? Incroci il mio sguardo e dici “lei deve tornare indietro: deve togliere le scarpe”.
Le scarpe.
Le scarpe? Perché le scarpe? Perché proprio le scarpe? Perché a quello palpi il culo e da me vuoi le scarpe? Eppure l’allarme è sempre quello, sempre lo stesso. Cos’ha che non va il mio culo? Ho sempre pensato di avere un bel sedere. Mi hanno sempre detto di avere un bel sedere.
Le scarpe.

Ecco, io non sono uno che s’arrabbia.
Però se al check-in, quello avanti a me paga quindici euro e sale sull’aereo con una sciabola… no, dico… una SCIABOLA!… e poi tu insulti la mia forma fisica e mi fai pure togliere le scarpe… “per sicurezza”.
Ecco, io mi infastidisco.

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Turarsi il naso non manda via la puzza

mar 15 dicembre 2009 12:26

Ok, lo so che è da un po’ di giorni che non scrivo. Boh, sarà per il fatto che, sì, quando uno legge una notizia o sente una frase, la prima cosa che gli viene in mente da fare è parlarne, discuterne, criticarla o lodarla, anche quando quello che ha visto o sentito è una cosa brutta, ti viene lo stesso di parlarne, anche solo per dire quanto è brutta perché può darsi che la gente non lo sappia quanto è brutta. Però se quando leggi i giornali, guardi la tv, vaghi un po’ in rete, ti guardi attorno, scendi in strada, parli con la gente e ti rendi conto che tutto quello che senti e vedi è solo cacca, che si sa che è una cosa brutta la cacca, lo si dice anche ai bambini che se una cosa è brutta allora è cacca. Allora lì un po’ ti passa la voglia di parlarne perché a nessuno piace parlare di cacca. Cioè, la gente, dici, lo sa che è brutta la cacca, non c’è mica bisogno di ribadirlo. Poi però ti accorgi che alla gente sta cacca non gli fa neanche più tanta impressione, anzi ci si rivedono un po’, la giustificano, la assecondano, la applaudono e la votano. E allora lì ogni certezza crolla. Ciò che per te era il peggio, era cacca, adesso per la gente è giusto, perfetto, sacrosanto. E allora cosa fai?… non puoi mica metterti in strada ad urlare che la cacca è una cosa brutta. Fermare la gente è dirgli no questa è cacca ed è una cosa brutta. Cavolo, se te l’avessero detto da bambino che avresti dovuto convincere la gente che la cacca è una cosa brutta non ci avresti creduto. Allora cerchi di non pensarci, ti dici vabè, sta gente giustificherà pure la cacca ma se c’è una cosa che non cambierà mai è che la cacca puzza e quando la puzza si sentirà anche dalle loro case, allora si accorgeranno di quello che li circonda e capiranno che la cacca è una cosa brutta. Questo ti dici. Poi però ti capita per caso di vedere quelli che alla cacca ci stanno vicini, quelli che ci hanno a che fare ogni giorno e vedi che quelli lì lo sanno che la cacca è una cosa brutta perché proprio ci vivono in mezzo, ma siccome all’altra gente non gliene frega nulla, loro stanno lì, in mezzo alla cacca e nessuno li aiuta. Nessuno li difende. E pensi sì, un giorno tutti sentiranno la puzza di questa cacca e decideranno tutti insieme di liberarsene e il mondo sarà un posto migliore, senza più cacca applaudita o osannata, un posto dove la cacca sarà una cosa brutta per tutti, grandi e bambini. Però, prima che venga quel giorno, a questi qui che stanno in mezzo alla cacca dalla mattina alla sera chi ci pensa? Quanti ne dovranno morire soffocati dalla puzza e dal fetore prima che la gente si accorga di quello che sta succedendo?
E allora sai che fai? Una mattina ti svegli, ti lavi e ti vesti, fai colazione ed esci, scendi in strada, scegli un buon posto, un posto affollato e ti metti lì, a fermare la gente e ad urlare che la cacca è una cosa brutta e che bisogna convincersene e liberarsene. Ecco quello che fai. E mentre lo fai vedi anche che qualcuno ti da ragione, che anche lui pensa che la cacca è una cosa brutta e allora ti da una mano, si mette lì ed urla con te. Non diventerete tanti, lo sai già. E’ inutile illudersi. Però, almeno c’hai provato. Con la speranza che serva a qualcosa.
Perché tu lo sai che turarsi il naso non manda via la puzza.
Ma quanto potrai andare avanti così? Puoi stare lì due, tre giorni, un mese, al massimo due. E poi? La gente pro-cacca è tanta. Non ti sei neanche accorto quando sono diventati più di quelli che come te la cacca la allontanano. Forse lo sono sempre stati. Boh. Sai che è sbagliato arrendersi, ma non ce la fai. Non vedi l’uscita da sta discarica. E ti adagi sul fondo, in un angolo, e stai lì. Quando t’arriva un po’ di cacca vicino la scansi. E ti limiti a tener pulito giusto il tuo angolo. Così, tanto per principio. Quando poi un giorno ti accorgi che quell’odore, quella puzza di cacca che non ti faceva respirare, che ti dava la nausea, che t’aveva convinto che dovevi fare qualcosa, ecco, non la senti più. Ma non perché non c’è, ma perché è diventata normale, tanto normale che non ci fai più caso. C’hai fatto l’abitudine. Sai che c’è ma non la senti. Forse perché non la vuoi sentire.
E con la cacca fino al collo, tu vivi tristemente e indecorosamente tranquillo. Fino al giorno in cui arriva l’ultima palata di merda che ti copre la testa. E buonanotte.

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Inserito in Deliri, Revival | 3 Commenti

8 dicembre

mer 9 dicembre 2009 18:52

Ieri era l’8 dicembre.
Quand’ero piccolo, l’8 dicembre era il giorno delle decorazioni natalizie. Era il giorno del presepe e dell’albero di natale. Sì, perché da me s’è sempre fatto sia l’albero che il presepe. Ché siamo sempre stata gente per la fusione delle culture.

Mica Borghezio.

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