Ora che ci penso

gio 26 febbraio 2009 0:17

Oggi andando verso facoltà sono passato davanti a un grosso portone con a fianco una targhetta con su scritto “Ente nazionale sordomuti”.
E sotto c’era il citofono.
Boh…

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Teacher’s pet

lun 23 febbraio 2009 1:14

Tempo fa ho letto che la NATO ha scelto l’Italia come luogo dove installare una base spia. Ora non ho capito di preciso cosa fa una base spia. Lo chiamano “Sistema di Vigilanza Terrestre”, boh…
Comunque la notizia veniva da un giornale spagnolo e diceva che Saragozza era stata scartata dalla NATO ed era stata scelta la base di Sigonella, in Sicilia (e chi se l’aspettava?). L’articolo diceva testualmente che “Saragozza non è stata scelta, tra altri motivi, perché il Governo centrale ha deciso, nell’ultima fase della competizione, di non fare pressioni alla Nato affinché venisse scelta Saragozza”.

Ecco, io ce li vedo proprio questi, seduti lì al palazzo di vetro a fare come con le interrogazioni a scuola: che quando si parlava di base spia, gli spagnoli stavano con la faccia sul libro sul banco, la mano sulla fronte, lo sguardo fisso in basso e le labbra che sussuravano chiaramente “non guardare qui… non guardare qui… ti prego, non guardare qui…”, e invece gli italiani a fianco, praticamente in piedi sulla sedia, la mano alzata urlando “io, professoressa!… io professoressa!! io !Io !IO! !IOOO!!”.

Non so voi… ma a me i leccaculo non sono mai andati a genio.

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Come neve al sole

ven 20 febbraio 2009 14:02

Il fatto è che io a questi climi così non ci sono abituato. Io sono un tipo da zona temperata.
Cioè, non è che vengo dai tropici… non è che nel posto da dove vengo io ci sia il sole tutto l’anno. Non è sul mare. Ha anche nevicato. E’ capitato. Ok, non me lo ricordo ma è capitato. Me l’hanno raccontato.
E comunque non è neanche in montagna. E’ una collina. Quindi non è che chiedo molto. Non disturbo, non sporco, mi metto in un angolino lì e sto zitto. Mi servono giusto un paio di gradi in più.

Poi con sta storia del riscaldamento globale… se agli orsi polari gli si scioglie il ghiaccio sotto i piedi, com’è che a me mi si sta congelando il culo?

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Ti faccio un disegnino?

gio 19 febbraio 2009 2:06

Ieri leggevo un po’ di righe del nuovo disegno di legge dell’on. Carlucci per “regolamentare Internet” (si si, lei, la Carlucci, quella della mela verde e della fisica nucleare).
Il progetto di legge n.2195 che di cognome fa Carlucci, di nome fa “Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni“.

A me questa cosa qua, insieme all’emendamento di D’Alia (quello che vuole oscurare facebook per apologia di reato), mi convince sempre più che quella gente lì che vuole legiferare su internet, in realtà non sa neanche di che si sta parlando. (A volerla vedere pulita e innocente, senza pregiudizi bolscevichi). E in fondo è normale. Perché io questa gente me la disegno nella mente con molta facilità. Ce li vedo bene lì col mouse in mano che stentano a seguirti se cerchi di spiegargli “pigia qui che vedi le foto di tua nipote” (perché dire clicca sarebbe troppo complicato, e se lo scrivi con le kappa poi è arabo).
Ma perché sono generazioni diverse… non che siano particolarmente vecchi, eh, ma proprio non ci sono abituati ad aver a che fare con certe cose. E se li metti lì, davanti a un computer, niente, sono proprio negati. Di gente così  ne conosco tanta.

Poi però questi, quando magari sentono al telegiornale (perché loro i problemi della gente li conoscono così) che qualcuno si lamenta che ci sono quelli che c’hanno il gruppo pro-riina su facebook, allora dicono no, dobbiamo fare qualcosa, bisogna intervenire, ASSOLUTAMENTE, si è oltrepassato il limite, lo sapevamo che sto internet è sempre stato un posto brutto lurido e schifoso, dove ci stanno solo i pedofili e i terroristi, ma adesso basta, vabè la tolleranza ma riina no! RIINA NO! Eccheccavolo!

A parte il fatto che di tutti i problemi dell’universo, il gruppo mafioso su faccialibbro non credo stia tra i primi. Comunque, vuoi perché è il primo che gli è capitato sott’occhio, vuoi perché gli conviene occuparsi di questo più di altro… (meglio non entrare nel merito, ché ho mangiato da poco)… fatto sta che loro si mettono all’opera. Loro che non hanno capito di cosa si sta parlando. Loro che non sanno neanche da dove partire. Loro che se lo fanno, lo fanno a modo loro.
E loro una cosa sanno fare. Vietare. E allora vietano.
E la cosa gli riesce anche bene.
Peccato che non serve a un cazzo.

Poi se i ragazzini non c’hanno più riina su facebook (perché non c’hanno proprio più facebook), ma fanno le gare a chi ammazza più persone bruciandole col lanciafiamme a GTA… vabè, l’importante è che non lo dicano al telegiornale.

E comunque io sono arrivato a 25.

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Per chi suona la campana

lun 16 febbraio 2009 23:39

Era da un po’ che ci pensavo, che avevo sta cosa in testa. Ma niente… sarà stato per tutta quella sovrastruttura complicatissima che ci portiamo dietro sin da bambini che mi faceva vergognare come un ornitorinco incontinente… comunque… niente, non ho mai avuto il coraggio di farlo. Poi la settimana scorsa mi sono messo lì, mi sono guardato attorno, mi sono guardato dentro e mi sono detto “perché no?”. E allora l’ho fatto. Qualcosa ha intaccato i castelli di pregiudizi della mia mente e mi sono lasciato andare.
Mi sono comprato l’ukulele.

Che è uno strumento che mi ha sempre affascinato e non solo perché nel circuito generale dei media lo si vede di solito unicamente tra le mani di belle ragazze hawaiane (o simpatici uomini grossi come il mondo), ma per tanti altri motivi che esprimere a parole sarebbe alquanto limitante. Di quelle cose che se te le chiedono di persona rispondi “boh, non lo so”.
L’interesse vero e proprio per questo strumento m’è esploso dopo aver sentito Soon Forget dei Pearl Jam. Che un’oca qualsiasi, la pelle d’oca come ce l’avevo io, se la sogna. Ché una canzone così fatta da chiunque altro non sarebbe neanche granchè, ma fatta da sti tizi qui cambia gusto.
Ho pensato guarda quello cos’è riuscito a fare. E il fatto che sto tizio seduto su una seggiola di legno con in mano una chitarrina più piccola del suo braccio potesse mettersi lì e far star zitte 20.000 persone… m’ha spiazzato. Vabè, proprio lui, Vedder, è uno che avrebbe il carisma di un premio nobel anche se salisse in scena col tutù rosa. Ma comunque mi sono detto subito “lo voglio”. L’ukulele, eh, non Vedder, né tanto meno il tutù rosa.

Però questo desiderio era una di quelle cose che non si ha il coraggio di esternare, consapevoli delle prevedibili conseguenze. Che quando mi sono convinto a parlarne, puntualmente si sono avverate.
Quando l’ho detto, mia madre m’ha risposto che coi rasta e l’ukulele mi mancava solo la gonna di paglia e stavo a posto. Ecco, non che mia madre sia una che di solito non mi assecondi, ma è la reazione che hanno avuto un po’ tutti.
Comunque alla fine ce l’ho fatta. Mi sono deciso. E l’ho preso.
Spero non vada a finire in un cassetto, insieme all’armonica e l’ocarina (non chiedete, che è meglio). Altrimenti i soldi per l’acquisto e il tempo per questo post sarebbero stati utili come una campana di notte nel deserto. Ché avrà pure un bel suono, ma se non sveglia nessuno alle tre del mattino non ha motivo di esistere.

Comunque già mi sono messo a studiare. Sto imparando il tema di super mario. Ché m’è sempre piaciuta la musica di protesta.

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