lun 26 gennaio 2009 1:13
Rileggendo un po’ gli ultimi pezzi che ho scritto (non solo in questo blog, non sono mica un novellino io), mi sono accorto che non scrivo come parlo. Non parlo mica così, io.
Cioè, io sono siciliano. Anzi. Io siciliano sono. A uno come me non verrebbe mai in mente di mettersi a parlar con le parole tronche.
Il problema è (o almeno questa è la prima spiegazione razionale che m’è venuta) che io scrivo come mi piace leggere. Anzi. Io scrivo come quello che mi piace leggere. Così almeno se a me piace un po’ quello che scrivo, può darsi che piaccia anche a qualcun’altro. Magari qualcuno a cui piacciono le stesse cose che piacciono a me.
E allora, siccome a me piace un bel po’ leggere “E io che mi pensavo“, (che lui non lo sa, ma io faccio il blogger solo perché una volta sono finito per sbaglio sul suo blog) allora finisco per scrivere un po’ come scrive lui.
Ma io di sta storia non me n’ero reso conto prima d’ora. O almeno non immaginavo fosse così grave.
Ora invece che ci penso non mi sembra neanche una cosa tanto giusta.
E chissà quanta gente c’è nella mia stessa situazione in giro per il web.
Allora adesso io dico grazie al mio inconsapevole mentore, Alessandro Bonino, ma d’ora in poi si fa a modo mio.
Ecchecavolo.
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dom 25 gennaio 2009 1:20
Oggi ascoltavo “Crave“, di Nuno Bettencourt. Che io sta canzone non la sentivo da un bel po’ di tempo. E dopo che è finita la canzone mi son messo a canticchiarla. Che a me sta canzone, non so perché, ma m’è sempre piaciuta.
Allora poi dal canticchiare sono passato al cantare a voce alta. Forse perché a me sta canzone, non so se ve l’ho detto, ma m’è sempre piaciuta.
Poi mentre cantavo girando per casa, m’è capitato d’andare in bagno. Capita.
E mentre ero in bagno cantavo ancora. Poi mi sono reso conto che il verso che cantavo faceva “touch me, touch me, touch me”. Che magari chi non la conosce non lo sa che in quella canzone c’è un verso così, ma io che la conosco lo so. Fidatevi.
E comunque mentre ero in bagno e urlavo “touch me, touch me”, ho pensato ai miei vicini. Che magari mi sentivano che ero in bagno e urlavo “touch me, touch me”.
Allora ho smesso di cantare.
Che anche se sta canzone m’è sempre piaciuta, non è che ne vada proprio matto…
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ven 23 gennaio 2009 10:34
gio 22 gennaio 2009 11:14
Ok, il trasloco procede. Mi sto quasi ambientando. C’è ancora la carta da parati da sistemare, qualche scatolone da spacchettare e un po’ di roba da spartire tra i cassetti e gli sportelli giusti. Allora anche questo nuovo blog potrà essere chiamato casa.
Poi, per ora mi sono fatto prendere la mano coi cambiamenti, visto che vanno tanto in questo periodo… change qui, change là, yeswecan…
C’ho ancora un uncinetto sul comodino, due nel cassetto, un elastico per capelli a fianco alla abat-jour, uno nel portafogli e un pacco da 25 in uno sportello, comprati in offerta a 2 euro con una fascia per capelli…Insomma, me ne rimarranno di cose inutili per casa… adesso che ho tagliato i dreadlock…
Che per me questi qua sono già grossi cambiamenti…
Non è che per quanto uno dall’altra parte del mondo si mette a parlare di pace, diritti civili, riscaldamento globale, integrazione, ricerca e futuro sostenibile, allora se uno si taglia i capelli non è più cambiamento quanto basta per chiamarlo così…
O no?
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mer 21 gennaio 2009 12:11