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	<title>Premedito &#187; Revival</title>
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		<title>Paese che vai pioggia che trovi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 10:47:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi voglio chiedervi una cosa. Chi non si è mai fermato ad annusare l&#8217;aria quando sta per piovere? A chi non è mai capitato? Penso sia una cosa che abbiamo fatto e facciamo un po&#8217; tutti. Più o meno coscientemente. Vabè, poi ci son quelli che si mettono lì e lo sentono anche molto prima, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio chiedervi una cosa. Chi non si è mai fermato ad annusare l&#8217;aria quando sta per piovere? A chi non è mai capitato? Penso sia una cosa che abbiamo fatto e facciamo un po&#8217; tutti. Più o meno coscientemente.<br />
Vabè, poi ci son quelli che si mettono lì e lo sentono anche molto prima, anche quando non ci sono neanche le nuvole in cielo, che sta per piovere. Ma sono pochi.<br />
A me capita spesso di fermarmi ad odorare un po&#8217; l&#8217;atmosfera. Chissà, forse per reminiscenze di un passato selvaggio e istintivo. Qualche collegamento intrinseco con la mia natura animale. Comunque è qualcosa di rigenerante per me. Ve lo posso dire tanto ormai lo sapete che sono pazzo e non vi fa poi tanta impressione.<br />
Per esempio, oggi ero fermo ad un incrocio e aspettavo lì che il semaforo pedonale diventasse verde per poter attraversare. E mentre ero lì, in piedi, ad aspettare, ho tirato su il naso e non ho resistito. Ho annusato. Qualcuno dirà, vabè, ad un incrocio, cosa vuoi sentire? Smog. Beh, un po&#8217; sì. Ma c&#8217;è da dire che è vero che ero ad un incrocio, però ero anche in periferia e le periferie pisane sono fatte così, sono verdi.<br />
Non sono uno che ha girato tanto nella propria vita, quindi non so come sono le periferie in genere, però so che quelle pisane sono verdi e se ti fermi ad annusare non senti solo smog.<br />
E comunque, mentre ero lì a sniffare la mia dose di cielo, mi è venuto in mente tutto un ragionamento su l&#8217;odore della pioggia che poi, giustamente, qualcuno mi ha fatto notare che forse un post ci sarebbe venuto bene e allora eccomi qui.<br />
Sì, perché oggi mentre annusavo mi sono accorto di una cosa che non avevo mai notato. Una di quelle cose che te ne accorgi solo in quei momenti di ispirazione profonda o di cazzeggio assoluto.<br />
Oggi ho notato che la pioggia non ha sempre lo stesso odore. No. Dipende da DOVE la odori. Lo so, suona strano. Però, per esempio, mi sono accorto che quella pisana a me sa di&#8230; di&#8230; di verdura. Ha un&#8217;odore &#8220;bollito&#8221; direi. Appena cadono due gocce, qua senti tutta l&#8217;atmosfera che s&#8217;impregna di quest&#8217;aroma di erba bagnata che ti si appiccica addosso e ti può anche far piacere due minuti ma poi ti viene un po&#8217; a nausea, bisogna dirlo.<br />
Io l&#8217;ho già detto che non sono uno che ha girato il mondo, però so anche che la pioggia del mio paese fa tutto un altro odore, ha tutto un altro aroma. La pioggia siciliana mica odora d&#8217;erba. Ma quando mai.<br />
Là, appena vedi il cielo un po&#8217; cupo, vedi un po&#8217; di nuvole più scure e avverti quel prurito strano che lo senti che sta per piovere, allora annusi l&#8217;aria e riesci benissimo a distinguere l&#8217;odore della terra arida e bruciata, la sabbia del deserto, il sale che viene dal mare. Senti tutto un caos di odori e profumi che se non ci sei abituato è difficile restarne indifferenti. E&#8217; qualcosa che ti stordisce. Che se poi te ne vai da un&#8217;altra parte, in un&#8217;altra città, non la ritrovi mica. E ti resta nel cuore. Nella mente. E nel naso.</p>
<p>Poi m&#8217;hanno anche detto che a Budapest la pioggia sa di prosciutto. Affumicato, per essere precisi. E non è neanche tanto improbabile.<br />
Anche se non ho girato tanto, di piogge strane nè ho sentite. Per esempio quella di Praga me la ricordo che si avvicinava all&#8217;odore di cipolla. Quella di Palermo mi ha sempre ricordato la <a title="Pani ca meusa - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pane_c'a_meusa">meusa</a> (lo sapete cos&#8217;è, vero?). Quella di Roma sa di marmo bagnato (non chiedetemi di descrivere a parole l&#8217;odore del marmo bagnato).<br />
Quella di Bologna mi sa di&#8230; di&#8230; no, vabè, quando sono andato Bologna non pioveva.<br />
Comunque, vabè, è tutta una questione d&#8217;ambiente circostante.<br />
Cioè, se ve ne andate in Amazzonia, non aspettatevi di trovare una pioggia che odori di sabbia, ecco.</p>
<p>Che poi, chissà, magari c&#8217;è qualcuno lassù che siccome sa dove deve andare a cadere sta pioggia qua, allora le dà un odore particolare e a quell&#8217;altra che va da un&#8217;altra parte le da un altro odore. Un odore che non dia fastidio e che si adatti bene al contesto. Qualcosa di sobrio ma sempre elegante e mai fuori tema.<br />
Una specie di arredatore d&#8217;interni, via.</p>
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		<title>Il pinballpensiero</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 17:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È palese ormai che ogni volta che s&#8217;avvicina il periodo &#8220;esami&#8221;, questo blog va praticamente in coma farmacologico. Non è per male, è che la modalità clausura (sia reale che virtuale) si attiva automaticamente e senza preavviso. Vivendola in prima persona, ho avuto (e sto avendo) la possibilità di analizzare da vicino la situazione, applicando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È palese ormai che ogni volta che s&#8217;avvicina il periodo &#8220;esami&#8221;, questo blog va praticamente in coma farmacologico.<br />
Non è per male, è che la modalità clausura (sia reale che virtuale) si attiva automaticamente e senza preavviso.<br />
Vivendola in prima persona, ho avuto (e sto avendo) la possibilità di analizzare da vicino la situazione, applicando, ovviamente, il metodo scientifico che contraddistingue tale tipo di esperienza.<br />
I risultati di questa analisi sono stati interessanti, ammetto.</p>
<p>Ho constatato che le attività permesse in questo periodo di ascesi sono poche. L&#8217;unica reale è lo studio. Questo però non significa che il suddetto stato di esilio sia esclusivo di quegli esemplari abitualmente dediti allo studio che nel periodo pre-esame forzano leggermente le loro abitudini per poter giungere al gran finale tanto agognato (30L). No. Tutt&#8217;altro.<br />
La scelta dell&#8217;esilio forzato, anzi, è caratteristica di un altro tipo di esemplare della razza studente, ovvero di quello che, essendosi mantenuto a debita distanza da qualsiasi cosa somigliasse solo vagamente ad un libro di testo per tutto il semestre e sentendo avvicinarsi il giudizio finale, avverte un brivido lungo la schiena, presagio di sventura. E allora, per puro spirito di autoconservazione (istinto puro, razionalità nulla), si getta a volo d&#8217;angelo in ciò che aveva visto solo fino a poco prima come sorgente di malessere e malattie infettive anche gravi: lo studio.<br />
Ovviamente un tale cambiamento drastico di habitat e abitudini ha le sue conseguenze.<br />
A parte i soliti sintomi ed effetti collaterali dell&#8217;estraniamento dal mondo reale (allucinazioni, euforia insensata, depressione cosmica, rutto al gusto di caffè) ho potuto notare lo sviluppo di una particolare pratica mentale che ho scelto di chiamare &#8220;pinballpensiero&#8221;.</p>
<p>Il pinballpensiero consiste in un complesso ragionamento ai limiti del viaggio onirico accompagnato da uno stato di trance, caratterizzato da una paurosa capacità di saltare da un argomento ad un altro completamente opposto e scollegato grazie a balzi psichici di notevole ampiezza.<br />
L&#8217;andamento caotico del centro del ragionamento ricorda, appunto, il comportamento della pallina del flipper del bar sotto casa mia quando quel tizo ubriaco ha battuto il record del mondo. Che poi, adesso che ci penso, ricorda anche un po&#8217; (il ragionamento, non il tizo del flipper, eh) quegli episodi dei simpson che iniziano da una cavolata qualsiasi per poi andare a sviluppare tutto un altro argomento nel corso della puntata. Che uno alla fine si chiede ma com&#8217;è che ci sono arrivati.<br />
Il pinballpensiero si presenta di solito nell&#8217;intervallo tra la lettura di una parola e un&#8217;altra quando si entra nella 42esima ora filata di studio. A quel punto infatti la lettura viene scandita da lunghe pause interminabili che praticamente rendono inutile ogni tentativo di andare avanti.<br />
Per chi osa ci sono solo i rosaelefanti in attesa. Di cui tratteremo in altra occasione.</p>
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		<title>Meglio specificare</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:54:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli americani esagerano un po&#8217; in tutto&#8230; e questo si sa. Per esempio, sulle lavatrici adesso ci scrivono &#8220;Non utilizzare per il lavaggio di neonati&#8221;. Poi sulle automobili nuove, mettono un piccolo adesivo con su scritto &#8220;ATTENZIONE potrebbe esplodere!&#8221;. Un po&#8217; estremo, forse. Ma gli americani si sa&#8230; esagerano un po&#8217; in tutto. Oggi ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli americani esagerano un po&#8217; in tutto&#8230; e questo si sa.<br />
Per esempio, sulle lavatrici adesso ci scrivono &#8220;Non utilizzare per il lavaggio di neonati&#8221;. Poi sulle automobili nuove, mettono un piccolo adesivo con su scritto &#8220;ATTENZIONE potrebbe esplodere!&#8221;.<br />
Un po&#8217; estremo, forse.<br />
Ma gli americani si sa&#8230; esagerano un po&#8217; in tutto.</p>
<p>Oggi ho visto che tra le tante scritte sul retro di una confezione di carta igienica della coop c&#8217;è una sezione che s&#8217;intitola &#8220;Suggerimenti per l&#8217;uso&#8221;&#8230;.</p>
<p>L&#8217;umanità non smetterà mai di stupirmi&#8230;</p>
<p><span style="font-size: 10px;">Uh! Questo è il CENTESIMO post!<br />
E tanti auguri a me&#8230;</span></p>
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		<title>Turarsi il naso non manda via la puzza</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:26:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ok, lo so che è da un po&#8217; di giorni che non scrivo. Boh, sarà per il fatto che, sì, quando uno legge una notizia o sente una frase, la prima cosa che gli viene in mente da fare è parlarne, discuterne, criticarla o lodarla, anche quando quello che ha visto o sentito è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, lo so che è da un po&#8217; di giorni che non scrivo. Boh, sarà per il fatto che, sì, quando uno legge una notizia o sente una frase, la prima cosa che gli viene in mente da fare è parlarne, discuterne, criticarla o lodarla, anche quando quello che ha visto o sentito è una cosa brutta, ti viene lo stesso di parlarne, anche solo per dire quanto è brutta perché può darsi che la gente non lo sappia quanto è brutta. Però se quando leggi i giornali, guardi la tv, vaghi un po&#8217; in rete, ti guardi attorno, scendi in strada, parli con la gente e ti rendi conto che tutto quello che senti e vedi è solo cacca, che si sa che è una cosa brutta la cacca, lo si dice anche ai bambini che se una cosa è brutta allora è cacca. Allora lì un po&#8217; ti passa la voglia di parlarne perché a nessuno piace parlare di cacca. Cioè, la gente, dici, lo sa che è brutta la cacca, non c&#8217;è mica bisogno di ribadirlo. Poi però ti accorgi che alla gente sta cacca non gli fa neanche più tanta impressione, anzi ci si rivedono un po&#8217;, la giustificano, la assecondano, la applaudono e la votano. E allora lì ogni certezza crolla. Ciò che per te era il peggio, era cacca, adesso per la gente è giusto, perfetto, sacrosanto. E allora cosa fai?&#8230; non puoi mica metterti in strada ad urlare che la cacca è una cosa brutta. Fermare la gente è dirgli no questa è cacca ed è una cosa brutta. Cavolo, se te l&#8217;avessero detto da bambino che avresti dovuto convincere la gente che la cacca è una cosa brutta non ci avresti creduto. Allora cerchi di non pensarci, ti dici vabè, sta gente giustificherà pure la cacca ma se c&#8217;è una cosa che non cambierà mai è che la cacca puzza e quando la puzza si sentirà anche dalle loro case, allora si accorgeranno di quello che li circonda e capiranno che la cacca è una cosa brutta. Questo ti dici. Poi però ti capita per caso di vedere quelli che alla cacca ci stanno vicini, quelli che ci hanno a che fare ogni giorno e vedi che quelli lì lo sanno che la cacca è una cosa brutta perché proprio ci vivono in mezzo, ma siccome all&#8217;altra gente non gliene frega nulla, loro stanno lì, in mezzo alla cacca e nessuno li aiuta. Nessuno li difende. E pensi sì, un giorno tutti sentiranno la puzza di questa cacca e decideranno tutti insieme di liberarsene e il mondo sarà un posto migliore, senza più cacca applaudita o osannata, un posto dove la cacca sarà una cosa brutta per tutti, grandi e bambini. Però, prima che venga quel giorno, a questi qui che stanno in mezzo alla cacca dalla mattina alla sera chi ci pensa? Quanti ne dovranno morire soffocati dalla puzza e dal fetore prima che la gente si accorga di quello che sta succedendo?<br />
E allora sai che fai? Una mattina ti svegli, ti lavi e ti vesti, fai colazione ed esci, scendi in strada, scegli un buon posto, un posto affollato e ti metti lì, a fermare la gente e ad urlare che la cacca è una cosa brutta e che bisogna convincersene e liberarsene. Ecco quello che fai. E mentre lo fai vedi anche che qualcuno ti da ragione, che anche lui pensa che la cacca è una cosa brutta e allora ti da una mano, si mette lì ed urla con te. Non diventerete tanti, lo sai già. E&#8217; inutile illudersi. Però, almeno c&#8217;hai provato. Con la speranza che serva a qualcosa.<br />
Perché tu lo sai che turarsi il naso non manda via la puzza.<br />
Ma quanto potrai andare avanti così? Puoi stare lì due, tre giorni, un mese, al massimo due. E poi? La gente pro-cacca è tanta. Non ti sei neanche accorto quando sono diventati più di quelli che come te la cacca la allontanano. Forse lo sono sempre stati. Boh. Sai che è sbagliato arrendersi, ma non ce la fai. Non vedi l&#8217;uscita da sta discarica. E ti adagi sul fondo, in un angolo, e stai lì. Quando t&#8217;arriva un po&#8217; di cacca vicino la scansi. E ti limiti a tener pulito giusto il tuo angolo. Così, tanto per principio. Quando poi un giorno ti accorgi che quell&#8217;odore, quella puzza di cacca che non ti faceva respirare, che ti dava la nausea, che t&#8217;aveva convinto che dovevi fare qualcosa, ecco, non la senti più. Ma non perché non c&#8217;è, ma perché è diventata normale, tanto normale che non ci fai più caso. C&#8217;hai fatto l&#8217;abitudine. Sai che c&#8217;è ma non la senti. Forse perché non la vuoi sentire.<br />
E con la cacca fino al collo, tu vivi tristemente e indecorosamente tranquillo. Fino al giorno in cui arriva l&#8217;ultima palata di merda che ti copre la testa. E buonanotte.</p>
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		<title>Saggezza col cioccolato intorno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 09:55:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri ho ricevuto un bacio. Ok, non era un bacio vero. Era un bacio perugina. Ok, vabè, non l&#8217;ho ricevuto, ce lo avevo a casa. Però vuoi mettere la differenza se dico che me l&#8217;hanno offerto. Già uno s&#8217;immagina tutta una vita privata, passionalità, romanticismo. E uno poi legge con tutto un altro spirito. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho ricevuto un bacio. Ok, non era un bacio vero. Era un bacio perugina. Ok, vabè, non l&#8217;ho ricevuto, ce lo avevo a casa. Però vuoi mettere la differenza se dico che me l&#8217;hanno offerto. Già uno s&#8217;immagina tutta una vita privata, passionalità, romanticismo. E uno poi legge con tutto un altro spirito. Non come se dicessi che ero a casa da solo e rovistando tra i fondi degli sportelli, mi son trovato sto bacio e me lo sono sbafato. E&#8217; tutta un&#8217;altra cosa, no?</p>
<p>Comunque ieri mi son fatto sto bacio. E potrà sembrare strano ma era da tanto che non ne mangiavo uno. Tanto per dire la vita sentimentale. Ed era così tanto tempo che, scartandolo, fremevo dalla curiosità di leggere la frase che c&#8217;era dentro.<br />
Ché secondo me le migliori son sempre quelle firmate &#8220;anonimo&#8221;. Ché io a volte penso che le scrivono proprio quelli lì che li fanno, i cioccolatini. Magari gli viene in mente una bella frase e allora la scrivono e ci stampano &#8220;anonimo&#8221;. Ma t&#8217;immagini avere una tua frase dentro un bacio perugina! Certo, non c&#8217;è il tuo nome, però son sempre soddisfazioni.<br />
Comunque, ieri dentro al bacio c&#8217;ho trovato una frase di Shakespeare.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno&#8221;</p></blockquote>
<p>Bella.<br />
Allora, tanto per far quello che non si fida e che crede a pochi, l&#8217;ho cercata su <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Shakespeare" target="_blank">Wikiquote</a>. E l&#8217;ho trovata. Ma non c&#8217;era scritta la fonte. Tanto che m&#8217;è venuto in mente che forse anche quello che l&#8217;aveva scritta lì doveva averla letta su un bacio. Infatti ho pensato che anch&#8217;io mi sarei vergognato un po&#8217; a scrivere tra le fonti &#8220;bacio perugina&#8221;. Meglio &#8220;senza fonte&#8221;.</p>
<p>Comunque io mi divertirei a scrivere le frasi per i cioccolatini. Ma mica le firmerei &#8220;anonimo&#8221;. A me piacerebbe metterci i nomi dei personaggi famosi, quelli veri.<br />
Che tanto poi mica ti vengono a dire che non è vero, che la frase non è sua. E tu che ne sai? Sai mica tutto quello che ha detto Shakespeare in tutta la sua vita? Cioè, ne avrà dette di cazzate anche lui quando nessuno lo sentiva.</p>
<p>E poi lì ci sarebbe da sbizzarrirsi. E di idee ne avrei già un po&#8217;. Tipo&#8230;</p>
<blockquote><p>&#8220;Ne ho le palle piene&#8221;, Gandhi.</p></blockquote>
<p>Per esempio.</p>
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		<title>Un post ferroviario</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre desiderato scrivere un post in treno. Finalmente ne ho la possibilità. E in mancanza di tecnologie avanzate e facilmente trasportabili, lo scrivo qui, su questa agenda. Quando voi leggerete l&#8217;avrò già riscritto al computer. Non so ancora se potrò farlo dove sto andando o dovrò aspettare di tornare. Comunque sia, sono abbastanza certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre desiderato scrivere un post in treno. Finalmente ne ho la possibilità. E in mancanza di tecnologie avanzate e facilmente trasportabili, lo scrivo qui, su questa agenda. Quando voi leggerete l&#8217;avrò già riscritto al computer. Non so ancora se potrò farlo dove sto andando o dovrò aspettare di tornare. Comunque sia, sono abbastanza certo che questa cosa finirà sullo schermo di un computer, anche se non so ancora né dove né quando.<br />
Dico &#8220;abbastanza&#8221; perché si sa come vanno certe cose, ché appena uno dice d&#8217;essere sicuro di qualcosa, tiè, non succede mai. Come se ci fosse qualcuno messo lì che t&#8217;ascolta e non aspetta altro che l&#8217;occasione per farti incazzare. E appena ti sente dire sta cosa pensa questa non me la posso perdere e giù risate.<br />
E tu puoi anche incazzarti quanto vuoi (anche se così lo fai solo contento) ma comunque la cosa che doveva capitare, puntualmente, non è accaduta e tu, puntualmente, hai fatto la tua bella figura di merda.<br />
Per questo dico&#8230; che stavo dicendo?&#8230; ah, ecco&#8230; per questo, dicevo, è sempre meglio non sbilanciarsi tanto con le certezze.</p>
<p>Comunque eccomi qua, seduto su questo scomodissimo sedile di seconda classe, a scrivere questo post ferroviario. Tra una buia galleria e un&#8217;altra. Facendo ogni tanto una pausa per guardare fuori dal finestrino, ché non sia mai ci fosse qualcosa di interessante.<br />
E allora scrivo una frase, poi mi fermo e osservo.<br />
Distese di campi coltivati che con la pioggia di oggi somigliano tanto a risaie abbandonate. Nessuna giovane mondina in vista però (come al solito, ragazze manco l&#8217;ombra).<br />
E quindi giù, altra frase.<br />
Pausa.<br />
Altre distese, sta volta di container. Ammazza quanti container. Tanti che non puoi fare altro che chiederti chissà da dove vengono. O dove andranno. Cosa porteranno. E quanta strada dovranno percorrere ancora.<br />
Ma eccola che riparte, la penna. Mentre il treno va fra un mare di auto peugeot appena sfornate sulla sinistra e il mare, quello vero, quello fatto d&#8217;acqua, sale e frutti di mare, sulla destra.</p>
<p>Chilometri e chilometri di carta e binari per la penna ed il treno.<br />
Ma ecco che insieme rallentano, si fermano e finiscono la corsa. E, stanchi per la tanta strada percorsa, si prendono il loro meritato riposo. Ché il loro dovere l&#8217;hanno fatto e ancora per un altro po&#8217; il mondo non avrà bisogno di loro.<br />
Signori, si scende.</p>
<p>Non c&#8217;è niente da fare. Nonostante la puzza, i sedili scomodi, il rumore fastidioso e il dondolio ipnotico, mi accorgo solo adesso, mentre guardo la mia faccia riflessa su questo sporco finestrino, che forse sto treno un po&#8217; mi somiglia. Perché anch&#8217;io, dopo ogni viaggio in treno, mi sento sempre unto, dondolante e anche un po&#8217; tristemente riflessivo.</p>
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		<title>Riflessioni da una tazza di porcellana (ovvero Seduto sul cesso pensavo)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 12:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri pomeriggio stavo &#8220;nel mio ufficio&#8221; e riflettevo sulle cause e gli scopi della vita e dell&#8217;universo. E così per incentivare queste critiche manovre psichiche, mi sono messo a leggere il retro delle bottiglie del bagnoschiuma che stavano poggiate lì vicino. Devo ammettere che è una lettura che di gran lunga preferisco ai giornali da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio stavo &#8220;nel mio ufficio&#8221; e riflettevo sulle cause e gli scopi della vita e dell&#8217;universo. E così per incentivare queste critiche manovre psichiche, mi sono messo a leggere il retro delle bottiglie del bagnoschiuma che stavano poggiate lì vicino. Devo ammettere che è una lettura che di gran lunga preferisco ai giornali da un po&#8217; di tempo, i quali sono in grado di causare ormai solo sentimenti di costipazione e sofferenza, mentre i primi riescono (l&#8217;ho scoperto con mio sommo sbigottimento) a creare quel clima di distensione e pace adattissimo a certe mansioni d&#8217;ufficio. Qualcuno dirà &#8220;ma un bel libro no?&#8221;. No. Penso che avvicinare i libri al cesso non sia un modo per avvicinarsi alla letteratura. Anche se forse certi libri andrebbero davvero tenuti in bagno. Ma non per leggerli.<br />
Comunque stavo lì e leggevo.<br />
&#8220;I vapori inebriano i miei sensi, il mio corpo dolcemente si ristora&#8230; Un concerto di essenze a cui abbandonarsi per il piacere dei sensi e per l&#8217;armonia totale del corpo&#8230; Gli oli essenziali di Patchouly e Lavanda svolgono un&#8217;azione anti-stress, restituendo alla mia pelle un aspetto disteso e rilassato&#8230; Piacere sul mio corpo&#8230;&#8221;<br />
Ora, a parte le varie metafore erotiche che possono venirvi in mente, io, in quanto aspirante creativo pubblicitario, non posso fare altro che pensare a quello che &#8216;ste cose le ha scritte.<br />
Cerco di immaginarmelo, sto povero cristo, che cerca di sfogare il suo lato poetico in un lavoro che poco ha di poetico, come quello di scrivere il retro delle confezioni del bagnoschiuma. E lo capisco anche.<br />
In questo mondo in cui tutti si sentono poeti, scrittori e filosofi; in cui tutti si sentono autorizzati a scrivere, comporre, pubblicare; in cui tutti hanno scritto almeno una poesia o hanno dipinto un quadro; uno che magari sente davvero il bisogno di sfogare il proprio spirito creativo e romantico, vede un po&#8217; sminuite quelle vie che una volta erano esclusive per quegli animi gentili un tempo chiamati artisti. E allora cosa fa? Di solito rinuncia, frustrato dalla ormai quotidianità dell&#8217;arte da discount, e si vede costretto a reprimere dentro di sé quel turbinio di potenti sentimenti creativi che premono per uscire. E senza neanche accorgersene, un giorno si trova a creare opere come quella sopra citata. Cose di straordinaria levatura poetica se si pensa che sono scritte su una bottiglia di bagnoschiuma.</p>
<p>E io non riesco ad esimermi dalla difesa di questo professionista dell&#8217;arte repressa che dopo aver fatto il suo lavoro al meglio, torna a casa, non soddisfatto né fiero, non orgoglioso né superbo, ma teso, stressato, stanco. Magari un bagno al Patchouly lo aiuterà.</p>
<p>Certo, l&#8217;idea di finire a scrivere settenari in rima sulla confezione della carta igienica non è la mia massima aspirazione però, boh&#8230; sarebbe una forma d&#8217;arte anche quella, no? Poi se mi pagano bene, ancora meglio.</p>
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		<title>Constatazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 10:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando hai la faccia come il culo, il problema non sono gli occhiali che scivolano&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando hai la faccia come il culo, il problema non sono gli occhiali che scivolano&#8230;</p>
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		<title>Bring the boys back home</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 11:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panorama arido, color di savana. Cespugli in fiamme ai bordi delle strade. Sei arrivato all&#8217;inferno e hai anche pagato per venirci. &#8220;Informiamo i signori passeggeri che inizieremo tra pochi minuti le manovre d&#8217;atterraggio. Il bollettino meteo segnala tempo sereno e temperature sopra i 39 gradi&#8230;&#8221; 39 gradi&#8230; alle 6 del pomeriggio. Certo&#8230; perchè no&#8230; ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Panorama arido, color di savana. Cespugli in fiamme ai bordi delle strade.<br />
Sei arrivato all&#8217;inferno e hai anche pagato per venirci.<br />
&#8220;Informiamo i signori passeggeri che inizieremo tra pochi minuti le manovre d&#8217;atterraggio. Il bollettino meteo segnala tempo sereno e temperature sopra i 39 gradi&#8230;&#8221;<br />
39 gradi&#8230; alle 6 del pomeriggio. Certo&#8230; perchè no&#8230; ci stanno bene anche quelli.<br />
Si apre uno sportello, metti fuori la faccia&#8230; e lo senti. Senti il caldo. Quello vero. Quello che a raccontarlo la gente non ci crede. Non se non c&#8217;è mai stata. Qui. All&#8217;inferno.<br />
Dicono che su al nord il caldo percepito sia maggiore&#8230; questione di umidità&#8230; dicono&#8230;<br />
Ma loro non sanno cosa significhi&#8230; &#8220;caldo&#8221;.<br />
Il caldo, il loro caldo, lo senti solo perchè è l&#8217;acqua ad essere calda&#8230; quella che ti gira intorno e che ti si appiccica addosso. Quello è il loro caldo.<br />
Qui, invece, non c&#8217;è acqua&#8230; non ce n&#8217;è sulla terra nè sotto terra nè in aria&#8230;<br />
Qui il caldo è l&#8217;aria. Ogni minima molecola di azoto&amp;co si dimena. Corre e sbatte. Magari cantando &#8220;ho il ballo di san vito e non mi passa&#8221;. E la senti. Sulla pelle. Nei polmoni. Che ti brucia dentro. Che non ti lascia spazio. Che non ti fa respirare.<br />
Loro non sanno cosa sia il caldo.<br />
Io lo so.<br />
E mi è mancato da morire.</p>
<p><em>Finalmente a casa&#8230;</em></p>
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		<title>Italie: Filosofie da treno</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 16:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>premedito</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa mi è capitato di andare a Livorno. Durante il tragitto, il treno si è fermato in una stazione. Cioè, non in una sola, ma in una in particolare. Ora a dirla tutta non ricordo esattamente se ci si è fermato o l&#8217;ha solo attraversata. Comunque quella stazione aveva un nome che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa mi è capitato di andare a Livorno.<br />
Durante il tragitto, il treno si è fermato in una stazione. Cioè, non in una sola, ma in una in particolare. Ora a dirla tutta non ricordo esattamente se ci si è fermato o l&#8217;ha solo attraversata. Comunque quella stazione aveva un nome che mi ha colpito. Sul cartello blu c&#8217;era scritto &#8220;Vada&#8221;.<br />
Magari adesso quelli che ci passano spesso la conoscono o addirittura ci abitano e non gli fa tanta impressione. Comunque, a me che non c&#8217;ero mai passato, quel nome m&#8217;ha fatto ripensare ad un altro nome che avevo incontrato tempo addietro, lungo un percorso che negli ultimi anni ho fatto spesso.<br />
Andando dall&#8217;aeroporto di Catania al mio paese d&#8217;origine, lungo l&#8217;autostrada, ad un certo punto, le segnaletiche (prima sui cartelli e poi sull&#8217;asfalto) indicano lo svincolo per il comune di Agira.<br />
Agira e Vada. Due mondi a confronto.<br />
Per chi non lo sapesse, in molti dialetti siculi (perché mica ce n&#8217;è uno solo in Sicilia),  &#8220;agira&#8221; vuol dire &#8220;torna indietro&#8221;. Può essere visto come un imperativo o anche un amichevole consiglio. Torna indietro.<br />
Vada, invece, è un cordiale invito a proseguire. Magari un po&#8217; stizzito, ma pur sempre bene educato. Ti da pure del lei.<br />
Allora, seduto lì, al mio posto, sul treno, guardando dal finestrino, in quel momento di riflessione spinta, in questi due nomi ci ho visto la sintesi di due filosofie, di due universi distinti. Quello siculo-meridionale e quello&#8230; tosco-europeo.<br />
Ho pensato che Agira sta lì come per dirti &#8220;Guarda, lascia perdere&#8230; le cose sono sempre andate così e non sarai di certo tu a cambiarle&#8221;. E&#8217; un consiglio fraterno a non affannarti, perché tanto poi a vincere sono sempre loro. Tornatene indietro che è meglio.<br />
Vada, invece, è un po&#8217; una spinta, uno sprone. Un invito a non guardarti indietro ma ad andare avanti, lontano, a spingersi verso il futuro, verso il progresso.<br />
Adesso io non so, questi due paesi non li conosco mica. Cioè non ci sono mai stato. Ho solo visto il loro nome su un cartello.<br />
Per quel che ne so magari a Vada hanno le famiglie mafiose che cementificano selvaggiamente e Agira è un centro di super scienziati eco-compatibili e anticrimine. Non lo so.<br />
So che può sembrare assurdo ma io durante quel viaggio verso Livorno, in quei due nomi, ci ho visto queste cose qua.<br />
Poi però il treno s&#8217;è fermato, io sono sceso e ste cose le ho dimenticate.<br />
Mi sono tornate in mente ieri notte e adesso le ho scritte.</p>
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