Outdoor calligraphy

Let me wander

A grande richiesta (non è vero, non me lo ha chiesto nessuno), oggi vi racconto come sono riuscito a fondere tre delle mie più grandi passioni con somma soddisfazione personale e baldanzoso orgoglio: l’escursionismo, la fotografia e la calligrafia.

Sulla fusione delle prime due c’è poco da dire, non ho inventato niente di nuovo. La fotografia e le passeggiate nella natura sono sempre andate molto d’accordo tra loro e con me non fanno di certo eccezione.
Infilarci di mezzo la calligrafia invece non è stato tanto semplice ma dopo vari esperimenti, penso di essere giunto ad un processo (“workflow“, come lo chiamano quelli che ne sanno a pacchi) che mi permette di divertirmi, raggiungere un discreto risultato finale e vantarmi al bar con gli amici fornendo loro ulteriori motivazioni per prendermi per il culo (come se gliene mancassero).

Step 1 – la foto
Il primo passo è la foto, lo scatto che farà da sfondo all’artwork finale.
Durante le escursioni ho sempre preferito viaggiare leggero ma la strumentazione fotografica professionale solitamente non si presta a tale scopo. All’inizio ho anche provato ad armarmi di reflex ma dopo la sesta ora di cammino col collo piegato in avanti sotto il peso di corpo-macchina e obiettivo, vi assicuro che è difficile non pentirsene. Sono passato dunque alla “mobile photography” (foto col cellulare, per intenderci). Qualità d’immagine poco entusiasmante ma schiena sicuramente più serena. Inoltre la possibilità di post-produzione rapida direttamente su smartphone è una comodità allucinante se il lavoro finale non ha aspirazioni superiori a finire su instagram.
Ultimamente mi sono convinto a testare anche una terza via. Ho acquistato una Fujifilm X10, una compatta di livello premium, leggerissima e dalla buona qualità di immagine. Inoltre, per non perdere la comodità della post-produzione lampo, ho acquistato anche una scheda SD Eyefi che si sincronizza al volo con lo smartphone. Magie che mi fanno credere di essere giunto finalmente nel futuro.
Questo setup mi da la possibilità di scattare tutto il giorno e poi scaricare le foto sull’iphone per smanettarci su senza passare dal via.

Summer

Step 2 – calligrafia
Nel mio zaino da trekking non poteva mancare lo scompartimento calligrafico.
Moleskine, brushpen e fineliner trovano posto lì fino alla prima pausa-spuntino, momento nel quale approfitto della sosta per buttare giù un po’ d’inchiostro.
A lavoro ultimato, fotografo dall’alto il lettering con l’iphone e lo conservo per dopo.

Wild life

Step 3 – il mix
A questo punto ho tutto ciò che mi serve sul mio smartphone. A fine escursione o durante un’altra breve pausa sulla via del ritorno, posso dedicarmi a mettere insieme i pezzi.
Sincronizzo le foto scattate con la Fuji grazie alla scheda Eyefi e me le ritrovo sull’iphone. Seleziono lo scatto che reputo il candidato ideale per fare da sfondo e lo correggo su Snapseed (Dio benedica Snapseed).
Poi apro la foto fatta al lettering e la passo alla app Adobe Capture che scansiona e vettorializza le sagome ad alto contrasto, fornendomi il mio lettering in formato digitale dalla qualità abbastanza decente (non sarà come vettorializzarlo a mano ma non ci sputo mica).
A questo punto entra in scena il caro amico Photoshop che anche in versione mobile mi da una mano a sovrapporre lettering e foto. E il gioco è fatto. #outdoorcalligraphy è servita. Se seguite l’hashtag su Instagram, il 90% dei risultati sono miei lavori.

Quanto possa essere hipster questo procedimento lo sa solo il cielo ma vi prego di non giudicarmi, sono una persona normale che si mette le dita nel naso quando nessuno la guarda proprio come voi.

 

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Neil On Earth

Nasce così un progetto fotografico fine a sé stesso. Si intitola “Neil on Earth“.

Neil è appena giunto su questo triste ma curioso pianeta e, per motivi puramente scientifici, sta in giro tutto il santo giorno. Se non avete di meglio da fare, potete seguirlo su neilonearth.tumblr.com.

Quelli informati la chiamano “iPhoneography” o, più educatamente “mobile photography“, ma comunque vogliate chiamarla è innegabile che la diffusione degli smartphone dotati di fotocamere decenti ha acceso (o riacceso) la scintilla artistica in un bel po’ di animi sensibili (e non) creando una comunità di mobile photographer che nulla ha da invidiare a certe élite dall’obiettivo schizzinoso.
La consapevolezza di avere sempre in tasca uno strumento artistico dalle potenzialità così enormi non è cosa da poco e ammetto che la cosa ha preso anche me… e pure tanto.
E questo è il risultato.

Se avete voglia potete anche seguirmi su instagram… chiedete di premedito.

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