twitter/premedito

La sua terra

dom 31 gennaio 2010 11:46

Ciao, … come va lì?

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Fastidi e palpeggiamenti

lun 21 dicembre 2009 13:06

Io non sono un tipo che s’arrabbia facilmente. Tendo ad infastidirmi con poco ma arrabbiarmi no.

Ecco. Se io sto in fila al metal detector di un aeroporto, coi miei bei bagagli a mano già depositati sul tapirulàn, i miei oggetti personali già invaschettati insieme a giubbotto e portatile che m’hai fatto tirare fuori dallo zaino “per sicurezza”… e ti guardo. Guardo te che incarni perfettamente lo stereotipo di hostess, con la tua uniforme, i tuoi capelli legati e il tuo sorriso beneducato,  e guardo quello avanti a me che passa, tra mille allarmi, coperto d’oro, cinture e collane. E guardo te che gentilmente “per sicurezza” gli palpi il culo e lo fai passare. E poi passo io. Tanto spoglio dei miei averi da sentirmi nudo. Non una traccia metallifera troverai sul mio corpo. Passo. E suona.
Suona qualcosa che non capisco se sia il mio metal detector o quello a fianco. E allora ti guardo, in cerca di istruzioni, di chissà quale illuminazione.
E tu che fai? Incroci il mio sguardo e dici “lei deve tornare indietro: deve togliere le scarpe”.
Le scarpe.
Le scarpe? Perché le scarpe? Perché proprio le scarpe? Perché a quello palpi il culo e da me vuoi le scarpe? Eppure l’allarme è sempre quello, sempre lo stesso. Cos’ha che non va il mio culo? Ho sempre pensato di avere un bel sedere. Mi hanno sempre detto di avere un bel sedere.
Le scarpe.

Ecco, io non sono uno che s’arrabbia.
Però se al check-in, quello avanti a me paga quindici euro e sale sull’aereo con una sciabola… no, dico… una SCIABOLA!… e poi tu insulti la mia forma fisica e mi fai pure togliere le scarpe… “per sicurezza”.
Ecco, io mi infastidisco.

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Riconoscenze

dom 29 novembre 2009 14:59

Nella mia vita ho fatto molte cose.

Ho dipinto, ho disegnato, ho fatto fumetti, vignette, ho scritto, prosa e poesia, ho scritto canzoni, ho suonato, chitarra, armonica, ukulele e ocarina, ho cantato, da solista e in coro, ho suonato nelle chiese, ho suonato coi comunisti, coi satanisti, con gli islamici e coi buddisti, ho cantato nei locali e alle feste, sui tetti, sui balconi e nelle camere da letto, ho fatto il programmatore, il web designer, ho fatto grafica vettoriale e grafica raster, ho fatto il creativo, il pubblicitario, il fotografo, l’elettricista e il tecnico informatico, pure l’arredatore d’interni e una volta anche l’idraulico…

Porca la miseria infame, m’avesse mai pagato qualcuno!!

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Motocicletta 10HP tutta cromata è tua se dici sì

dom 18 ottobre 2009 19:28

Ieri per strada ho incrociato un motociclista. Lo so che era un motociclista perché c’aveva la moto. Io ero a piedi e lui in moto.
È passato sfrecciando. Vabè, era veloce, sì, ma neanche tanto, perché anche se è passato sfrecciando io ho avuto tutto il tempo di notare una cosa particolare.
Ho notato che piangeva.
E non quelle lacrime che ti vengono naturalmente quando sfrecci in moto. (Io non ce l’ho la moto però lo so che a volte vengono le lacrime quando sfrecci in moto). No, lui piangeva.
Piangeva proprio.
Non aveva solo gli occhi rossi e le lacrime che gli rigavano il viso. Aveva anche la smorfia di chi piange. Gli occhi stretti e quella bocca che a descriverla in quest’epoca di sms mi verrebbe da dire a parentesi aperta verso il basso.

Quando mi sono accorto che piangeva, la cosa m’ha fatto un po’ impressione, perché non è cosa di tutti i giorni per me vedere motociclisti che piangono. Cioè, lui non era mica un motociclista qualunque. Era uno di quei motociclisti che non t’aspetti mica di veder piangere.
Quello c’aveva la moto tutta fiammante, sportiva, di quelle un po’ incazzose, tutte spigoli e frastuono. E aveva pure il giubbottino incazzoso. Di pelle. Quello tutto con gli stemmi colorati che però anche se è tutto colorato lo vedi che è incazzoso come giubbotto.
Insomma era uno di quelli che la gente che vive nei telefilm chiamerebbe centauri.

E insomma, vedere piangere un tizio così m’ha stupito. E allora mi son messo lì a pensare a quali potevano essere le cause delle lacrime di un centauro.

Adesso non so perché, sarà per tutti quegli stereotipi, quei pregiudizi che m’hanno messo in testa tanti anni di tv, o il cinema, o i libri che ho letto. Ma io la prima cosa che ho pensato è stata che se quel centauro piangeva allora c’entrava una donna.

Lo so che non è detto. Però a me, in quel momento, m’è sembrata la cosa più plausibile.
Ché si sa che quelli incazzosi fuori, dentro c’hanno le fragoline di bosco.

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Post autoreferenziale

ven 12 giugno 2009 16:48

Ieri pensavo che volevo appuntarmi una data, per ricordarmela. Non una data futura ma una passata. Una di quelle che dopo che passa un po’ di tempo ti chiedi “ma quand’è che è iniziato tutto?”… e allora lì sarebbe bello ricordarsi il giorno esatto, magari anche l’ora. E lì ti sarebbe piaciuto averla appuntata da qualche parte.
E lo so che quando la gente sente sti discorsi così, subito ci vede dentro storie d’amore e romanticismi vari. Ma ovviamente non è questo il caso. E se siete abitudinari di queste parti avreste dovuto intuirlo.

Era una data di quelle che con poco ti cambiano un po’ la vita, il pensiero, il modo in cui vedi il mondo. Insomma, una data che ti cambia. Punto.

Allora ho pensato di scriverla su un’agenda ma poi mi sono reso conto che appena finiva l’agenda non l’avrei più guardata e quella data sarebbe andata persa insieme all’agenda.
Ho pensato di segnarla su un calendario ma anche lì, passato l’anno, addio appunto.
Ho pensato anche di tatuarmela addosso in stile Memento… ma non ero tanto sicuro che quella data m’avesse cambiato abbastanza da valerne la pena.
Poi ho pensato che potevo segnarmela qui. Ché mi son detto, male che va, viene fuori un post brutalmente autoreferenziale, però se ci metto un tag particolare e facile da ricordare, quando mi serve posso venire a cercarla.
E allora ecco qua.

Lunedì 4 maggio 2009. Ore 22.00.

Fra un po’ d’anni vi faccio sapere se funziona.

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