sab 27 febbraio 2010 11:04
Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.
Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.
I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.
Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.
Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.
Ora, fate voi.
Io ve l’ho detto.
lun 22 febbraio 2010 20:07
Quando me ne sono reso conto mi sono sentito come certi mariti nell’istante in cui, sotto gli occhi della moglie incredula, capiscono di aver dimenticato l’anniversario di matrimonio. Un senso di colpa da nascondersi sotto il tavolo e fustigarsi con una mazza chiodata.
Mi sento uno schifo a non averci pensato ma mercoledì 20 gennaio scorso, cioè appena un mese fa, questo blog compiva un anno. Il suo primo anno di vita.
E io l’ho dimenticato.
Tempo prima, quando ci pensavo, immaginavo già di scrivere in quella data uno di quei post memorabili, di quelli che entrano nella blogostoria, che non te li scordi più e poi ci fai le auto-citazioni. Ecco. E invece… niente. Silenzio.
Non una parola, non un carattere, non un bit per ricordare tale evento.
Potrei cercare di rifarmi adesso, con un post improvvisato sperando nel meglio. Ma sarebbe inutile, tanto quanto le scuse del marito. Quindi evito.
Mi ritirerò invece nel mio angolo, in silenzio, e spegnerò una candelina, virtuale, col pensiero.
dom 31 gennaio 2010 11:46
lun 21 dicembre 2009 13:06
Io non sono un tipo che s’arrabbia facilmente. Tendo ad infastidirmi con poco ma arrabbiarmi no.
Ecco. Se io sto in fila al metal detector di un aeroporto, coi miei bei bagagli a mano già depositati sul tapirulàn, i miei oggetti personali già invaschettati insieme a giubbotto e portatile che m’hai fatto tirare fuori dallo zaino “per sicurezza”… e ti guardo. Guardo te che incarni perfettamente lo stereotipo di hostess, con la tua uniforme, i tuoi capelli legati e il tuo sorriso beneducato, e guardo quello avanti a me che passa, tra mille allarmi, coperto d’oro, cinture e collane. E guardo te che gentilmente “per sicurezza” gli palpi il culo e lo fai passare. E poi passo io. Tanto spoglio dei miei averi da sentirmi nudo. Non una traccia metallifera troverai sul mio corpo. Passo. E suona.
Suona qualcosa che non capisco se sia il mio metal detector o quello a fianco. E allora ti guardo, in cerca di istruzioni, di chissà quale illuminazione.
E tu che fai? Incroci il mio sguardo e dici “lei deve tornare indietro: deve togliere le scarpe”.
Le scarpe.
Le scarpe? Perché le scarpe? Perché proprio le scarpe? Perché a quello palpi il culo e da me vuoi le scarpe? Eppure l’allarme è sempre quello, sempre lo stesso. Cos’ha che non va il mio culo? Ho sempre pensato di avere un bel sedere. Mi hanno sempre detto di avere un bel sedere.
Le scarpe.
Ecco, io non sono uno che s’arrabbia.
Però se al check-in, quello avanti a me paga quindici euro e sale sull’aereo con una sciabola… no, dico… una SCIABOLA!… e poi tu insulti la mia forma fisica e mi fai pure togliere le scarpe… “per sicurezza”.
Ecco, io mi infastidisco.
dom 29 novembre 2009 14:59
Nella mia vita ho fatto molte cose.
Ho dipinto, ho disegnato, ho fatto fumetti, vignette, ho scritto, prosa e poesia, ho scritto canzoni, ho suonato, chitarra, armonica, ukulele e ocarina, ho cantato, da solista e in coro, ho suonato nelle chiese, ho suonato coi comunisti, coi satanisti, con gli islamici e coi buddisti, ho cantato nei locali e alle feste, sui tetti, sui balconi e nelle camere da letto, ho fatto il programmatore, il web designer, ho fatto grafica vettoriale e grafica raster, ho fatto il creativo, il pubblicitario, il fotografo, l’elettricista e il tecnico informatico, pure l’arredatore d’interni e una volta anche l’idraulico…
Porca la miseria infame, m’avesse mai pagato qualcuno!!