Italiani

mar 9 febbraio 2010 11:42

Diceva “abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli Italiani”. Ecco, io direi che ce n’abbiamo messo di tempo, però adesso finalmente ci siamo riusciti a farli st’italiani. No?
Gli italiani guardano la defilippi e il grandefratello, pagano un sacco di soldi per vedere il pallone in tv, vogliono il nucleare perché l’eolico è “brutto”, gli stanno sulle scatole i rom, i senegalesi, gli albanesi, i polacchi (tranne Giovanni Paolo II che in fotografia veniva bene e l’appiccicano un po’ dappertutto), ma anche gli ucraini, i tunisini, i marocchini, a meno che non giochino a calcio, non sopportano gli omosessuali e neanche gli ebrei ma meglio israele che palestina, vogliono il posto fisso ma anche la mobilità per gli imprenditori, credono ai telegiornali, pensano che le missioni di pace si facciano coi mitra e che se uno è islamico allora è un terrorista, sono convinti che il ponte di messina sistemerà le cose in sicilia, sono contro la legalizzazione della marijuana e vietano l’alcol ai minori ma il sabato sera tirano coca, pensano che se ci sono tette in tv allora va tutto bene, vogliono la “sicurezza” ma piuttosto che dar soldi alla polizia preferiscono comprare mazze e fucili, non vogliono le prostitute per strada ma nelle ville coi politici non c’è niente di male, pensano che i giudici siano una massa di fannulloni ma pronti a imbastire trame e complotti da 007, dicono che la giustizia non funziona ma non ci mettono niente a querelarti, dicono che la liberà di stampa c’è perché in tv c’è Santoro, amano farsi governare da uno che ha l’eta dei loro nonni senza chiedersi se affiderebbero mai un paese al loro nonno ottantenne, difendono la famiglia e la cristianità e poi divorziano due-tre volte e si sposano con rito celtico coi druidi, vanno al cinema a vedere vacanze di natale tremiladuecentocinquanta perché “fa ridere” mentre woody allen è noioso e se ci sono i mondiali si vogliono tutti bene.

Ecco, per gli altri, che evidentemente italiani non siamo, direi che se andiamo a fare gli aborigeni in australia ci sentiamo più a nostro agio. E non disturbiamo più nessuno.
Ché c’è gente che deve governare qui! Eccheccavolo!

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Il pinballpensiero

mar 2 febbraio 2010 18:20

È palese ormai che ogni volta che s’avvicina il periodo “esami”, questo blog va praticamente in coma farmacologico.
Non è per male, è che la modalità clausura (sia reale che virtuale) si attiva automaticamente e senza preavviso.
Vivendola in prima persona, ho avuto (e sto avendo) la possibilità di analizzare da vicino la situazione, applicando, ovviamente, il metodo scientifico che contraddistingue tale tipo di esperienza.
I risultati di questa analisi sono stati interessanti, ammetto.

Ho constatato che le attività permesse in questo periodo di ascesi sono poche. L’unica reale è lo studio. Questo però non significa che il suddetto stato di esilio sia esclusivo di quegli esemplari abitualmente dediti allo studio che nel periodo pre-esame forzano leggermente le loro abitudini per poter giungere al gran finale tanto agognato (30L). No. Tutt’altro.
La scelta dell’esilio forzato, anzi, è caratteristica di un altro tipo di esemplare della razza studente, ovvero di quello che, essendosi mantenuto a debita distanza da qualsiasi cosa somigliasse solo vagamente ad un libro di testo per tutto il semestre e sentendo avvicinarsi il giudizio finale, avverte un brivido lungo la schiena, presagio di sventura. E allora, per puro spirito di autoconservazione (istinto puro, razionalità nulla), si getta a volo d’angelo in ciò che aveva visto solo fino a poco prima come sorgente di malessere e malattie infettive anche gravi: lo studio.
Ovviamente un tale cambiamento drastico di habitat e abitudini ha le sue conseguenze.
A parte i soliti sintomi ed effetti collaterali dell’estraniamento dal mondo reale (allucinazioni, euforia insensata, depressione cosmica, rutto al gusto di caffè) ho potuto notare lo sviluppo di una particolare pratica mentale che ho scelto di chiamare “pinballpensiero”.

Il pinballpensiero consiste in un complesso ragionamento ai limiti del viaggio onirico accompagnato da uno stato di trance, caratterizzato da una paurosa capacità di saltare da un argomento ad un altro completamente opposto e scollegato grazie a balzi psichici di notevole ampiezza.
L’andamento caotico del centro del ragionamento ricorda, appunto, il comportamento della pallina del flipper del bar sotto casa mia quando quel tizo ubriaco ha battuto il record del mondo. Che poi, adesso che ci penso, ricorda anche un po’ (il ragionamento, non il tizo del flipper, eh) quegli episodi dei simpson che iniziano da una cavolata qualsiasi per poi andare a sviluppare tutto un altro argomento nel corso della puntata. Che uno alla fine si chiede ma com’è che ci sono arrivati.
Il pinballpensiero si presenta di solito nell’intervallo tra la lettura di una parola e un’altra quando si entra nella 42esima ora filata di studio. A quel punto infatti la lettura viene scandita da lunghe pause interminabili che praticamente rendono inutile ogni tentativo di andare avanti.
Per chi osa ci sono solo i rosaelefanti in attesa. Di cui tratteremo in altra occasione.

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La sua terra

dom 31 gennaio 2010 11:46

Ciao, … come va lì?

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Meglio specificare

ven 22 gennaio 2010 10:54

Gli americani esagerano un po’ in tutto… e questo si sa.
Per esempio, sulle lavatrici adesso ci scrivono “Non utilizzare per il lavaggio di neonati”. Poi sulle automobili nuove, mettono un piccolo adesivo con su scritto “ATTENZIONE potrebbe esplodere!”.
Un po’ estremo, forse.
Ma gli americani si sa… esagerano un po’ in tutto.

Oggi ho visto che tra le tante scritte sul retro di una confezione di carta igienica della coop c’è una sezione che s’intitola “Suggerimenti per l’uso”….

L’umanità non smetterà mai di stupirmi…

Uh! Questo è il CENTESIMO post!
E tanti auguri a me…

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Fastidi e palpeggiamenti

lun 21 dicembre 2009 13:06

Io non sono un tipo che s’arrabbia facilmente. Tendo ad infastidirmi con poco ma arrabbiarmi no.

Ecco. Se io sto in fila al metal detector di un aeroporto, coi miei bei bagagli a mano già depositati sul tapirulàn, i miei oggetti personali già invaschettati insieme a giubbotto e portatile che m’hai fatto tirare fuori dallo zaino “per sicurezza”… e ti guardo. Guardo te che incarni perfettamente lo stereotipo di hostess, con la tua uniforme, i tuoi capelli legati e il tuo sorriso beneducato,  e guardo quello avanti a me che passa, tra mille allarmi, coperto d’oro, cinture e collane. E guardo te che gentilmente “per sicurezza” gli palpi il culo e lo fai passare. E poi passo io. Tanto spoglio dei miei averi da sentirmi nudo. Non una traccia metallifera troverai sul mio corpo. Passo. E suona.
Suona qualcosa che non capisco se sia il mio metal detector o quello a fianco. E allora ti guardo, in cerca di istruzioni, di chissà quale illuminazione.
E tu che fai? Incroci il mio sguardo e dici “lei deve tornare indietro: deve togliere le scarpe”.
Le scarpe.
Le scarpe? Perché le scarpe? Perché proprio le scarpe? Perché a quello palpi il culo e da me vuoi le scarpe? Eppure l’allarme è sempre quello, sempre lo stesso. Cos’ha che non va il mio culo? Ho sempre pensato di avere un bel sedere. Mi hanno sempre detto di avere un bel sedere.
Le scarpe.

Ecco, io non sono uno che s’arrabbia.
Però se al check-in, quello avanti a me paga quindici euro e sale sull’aereo con una sciabola… no, dico… una SCIABOLA!… e poi tu insulti la mia forma fisica e mi fai pure togliere le scarpe… “per sicurezza”.
Ecco, io mi infastidisco.

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