Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui fare merenda a metà mattinata con la pizzetta comprata dalla mamma al panificio torna a essere una cosa dignitosa e rispettabile.
Checché ne possa pensare la panettiera.
Cose che neanche alle medie
mar 1 giugno 2010 9:11
Sabbiature
mar 30 marzo 2010 12:36
Voi potete pensare che visto che sono siciliano non posso che essere di parte quando si parla di sicilia. Ecco, magari c’avrete anche ragione ma per mia personale esperienza posso dirvi che non c’è nessuno che parla male della sicilia peggio dei siciliani.
Quanto odiano la sicilia i siciliani, nessuno.
Vabè, forse odio non è la parola adatta, però un certo fastidio spinto c’è.
A volte vengono gli attacchi di orgoglio, che stai lì a dire io sono siciliano e me ne vanto, sì, però quelle cose lì si fanno solo quando ci sono gli estranei che guardano. Lontano da occhi e orecchie indiscrete ci si libera, ci si sfoga e si vomitano le peggio cose. Dai problemi grossi (tipo il traffico di Palermo) alle minime scemenze (tipo la mafia e i morti ammazzati).
E devo dire che questo fenomeno è potenziato in caso di siciliano emigrato.
I siciliani emigrati sono la maggiore fonte di pubblicità negativa per la sicilia. Però, ne sono anche la più grossa fetta di mercato turistico.
Ma quando tornano a casa, in vacanza, i siciliani emigrati mettono in pausa il disco incantato delle lamentele e della critica sociale, si stendono al sole e ricaricano le pile.
Tanto per lamentarsi ci sarà tempo. Per ora riposiamoci.

Segnalazioni
sab 27 febbraio 2010 11:04
Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.
Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.
I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.
Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.
Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.
Ora, fate voi.
Io ve l’ho detto.
Paese che vai pioggia che trovi
sab 20 febbraio 2010 11:47
Oggi voglio chiedervi una cosa. Chi non si è mai fermato ad annusare l’aria quando sta per piovere? A chi non è mai capitato? Penso sia una cosa che abbiamo fatto e facciamo un po’ tutti. Più o meno coscientemente.
Vabè, poi ci son quelli che si mettono lì e lo sentono anche molto prima, anche quando non ci sono neanche le nuvole in cielo, che sta per piovere. Ma sono pochi.
A me capita spesso di fermarmi ad odorare un po’ l’atmosfera. Chissà, forse per reminiscenze di un passato selvaggio e istintivo. Qualche collegamento intrinseco con la mia natura animale. Comunque è qualcosa di rigenerante per me. Ve lo posso dire tanto ormai lo sapete che sono pazzo e non vi fa poi tanta impressione.
Per esempio, oggi ero fermo ad un incrocio e aspettavo lì che il semaforo pedonale diventasse verde per poter attraversare. E mentre ero lì, in piedi, ad aspettare, ho tirato su il naso e non ho resistito. Ho annusato. Qualcuno dirà, vabè, ad un incrocio, cosa vuoi sentire? Smog. Beh, un po’ sì. Ma c’è da dire che è vero che ero ad un incrocio, però ero anche in periferia e le periferie pisane sono fatte così, sono verdi.
Non sono uno che ha girato tanto nella propria vita, quindi non so come sono le periferie in genere, però so che quelle pisane sono verdi e se ti fermi ad annusare non senti solo smog.
E comunque, mentre ero lì a sniffare la mia dose di cielo, mi è venuto in mente tutto un ragionamento su l’odore della pioggia che poi, giustamente, qualcuno mi ha fatto notare che forse un post ci sarebbe venuto bene e allora eccomi qui.
Sì, perché oggi mentre annusavo mi sono accorto di una cosa che non avevo mai notato. Una di quelle cose che te ne accorgi solo in quei momenti di ispirazione profonda o di cazzeggio assoluto.
Oggi ho notato che la pioggia non ha sempre lo stesso odore. No. Dipende da DOVE la odori. Lo so, suona strano. Però, per esempio, mi sono accorto che quella pisana a me sa di… di… di verdura. Ha un’odore “bollito” direi. Appena cadono due gocce, qua senti tutta l’atmosfera che s’impregna di quest’aroma di erba bagnata che ti si appiccica addosso e ti può anche far piacere due minuti ma poi ti viene un po’ a nausea, bisogna dirlo.
Io l’ho già detto che non sono uno che ha girato il mondo, però so anche che la pioggia del mio paese fa tutto un altro odore, ha tutto un altro aroma. La pioggia siciliana mica odora d’erba. Ma quando mai.
Là, appena vedi il cielo un po’ cupo, vedi un po’ di nuvole più scure e avverti quel prurito strano che lo senti che sta per piovere, allora annusi l’aria e riesci benissimo a distinguere l’odore della terra arida e bruciata, la sabbia del deserto, il sale che viene dal mare. Senti tutto un caos di odori e profumi che se non ci sei abituato è difficile restarne indifferenti. E’ qualcosa che ti stordisce. Che se poi te ne vai da un’altra parte, in un’altra città, non la ritrovi mica. E ti resta nel cuore. Nella mente. E nel naso.
Poi m’hanno anche detto che a Budapest la pioggia sa di prosciutto. Affumicato, per essere precisi. E non è neanche tanto improbabile.
Anche se non ho girato tanto, di piogge strane nè ho sentite. Per esempio quella di Praga me la ricordo che si avvicinava all’odore di cipolla. Quella di Palermo mi ha sempre ricordato la meusa (lo sapete cos’è, vero?). Quella di Roma sa di marmo bagnato (non chiedetemi di descrivere a parole l’odore del marmo bagnato).
Quella di Bologna mi sa di… di… no, vabè, quando sono andato Bologna non pioveva.
Comunque, vabè, è tutta una questione d’ambiente circostante.
Cioè, se ve ne andate in Amazzonia, non aspettatevi di trovare una pioggia che odori di sabbia, ecco.
Che poi, chissà, magari c’è qualcuno lassù che siccome sa dove deve andare a cadere sta pioggia qua, allora le dà un odore particolare e a quell’altra che va da un’altra parte le da un altro odore. Un odore che non dia fastidio e che si adatti bene al contesto. Qualcosa di sobrio ma sempre elegante e mai fuori tema.
Una specie di arredatore d’interni, via.
Italiani
mar 9 febbraio 2010 11:42
Diceva “abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli Italiani”. Ecco, io direi che ce n’abbiamo messo di tempo, però adesso finalmente ci siamo riusciti a farli st’italiani. No?
Gli italiani guardano la defilippi e il grandefratello, pagano un sacco di soldi per vedere il pallone in tv, vogliono il nucleare perché l’eolico è “brutto”, gli stanno sulle scatole i rom, i senegalesi, gli albanesi, i polacchi (tranne Giovanni Paolo II che in fotografia veniva bene e l’appiccicano un po’ dappertutto), ma anche gli ucraini, i tunisini, i marocchini, a meno che non giochino a calcio, non sopportano gli omosessuali e neanche gli ebrei ma meglio israele che palestina, vogliono il posto fisso ma anche la mobilità per gli imprenditori, credono ai telegiornali, pensano che le missioni di pace si facciano coi mitra e che se uno è islamico allora è un terrorista, sono convinti che il ponte di messina sistemerà le cose in sicilia, sono contro la legalizzazione della marijuana e vietano l’alcol ai minori ma il sabato sera tirano coca, pensano che se ci sono tette in tv allora va tutto bene, vogliono la “sicurezza” ma piuttosto che dar soldi alla polizia preferiscono comprare mazze e fucili, non vogliono le prostitute per strada ma nelle ville coi politici non c’è niente di male, pensano che i giudici siano una massa di fannulloni ma pronti a imbastire trame e complotti da 007, dicono che la giustizia non funziona ma non ci mettono niente a querelarti, dicono che la liberà di stampa c’è perché in tv c’è Santoro, amano farsi governare da uno che ha l’eta dei loro nonni senza chiedersi se affiderebbero mai un paese al loro nonno ottantenne, difendono la famiglia e la cristianità e poi divorziano due-tre volte e si sposano con rito celtico coi druidi, vanno al cinema a vedere vacanze di natale tremiladuecentocinquanta perché “fa ridere” mentre woody allen è noioso e se ci sono i mondiali si vogliono tutti bene.
Ecco, per gli altri, che evidentemente italiani non siamo, direi che se andiamo a fare gli aborigeni in australia ci sentiamo più a nostro agio. E non disturbiamo più nessuno.
Ché c’è gente che deve governare qui! Eccheccavolo!
