Minimal suspects

gio 20 maggio 2010 12:07

Un anno fa mi capitò di finire su un sito dove c’era una specie di galleria di poster. Poster cinematografici, locandine. Però sti poster erano particolari. Erano “minimalisti”. O almeno così c’era scritto, minimalisti.
Me ne sono innamorato subito. Non so perché. Forse perché m’è sempre piaciuto semplificare le cose. Ho sempre creduto che per spiegare una cosa non serve un libro ma una vignetta. E così fu amore a prima vista.
Da quel giorno, quando ho tempo, mi diverto a improvvisare anch’io qualche poster minimalista e un po’ di giorni fa m’arriva un’email di un tizio che mi segnala questo blog dove avevano citato alcuni miei lavori.  E la figata pazzesca è che nello stesso post avevano messo gli stessi poster che mi avevano fatto innamorare di questo stile minimal, i primi che avevo visto.
Poi magari l’autore di quei poster sarà pure uno sfigato come me che non c’ha niente da fare, che li fa per passatempo, però il fatto di trovare i miei lavori accanto ai suoi devo dire che m’ha fatto star bene.

La creazione di questo tipo di cose per me è come un gioco. Lo scopo sta nel trovare quel particolare, quella pagliuzza che da sola riesce a identificare il tutto. Se la trovi, vinci. Cosa vinci? Niente. Manco la fama e la gloria. Però un po’ di soddisfazione c’è. L’unico premio forse è quell’ooohhh di ammirazione che esclamano quei pochi che capiscono il gioco. Tutto qui. Che magari vi sembrerà poco, però a me basta per continuare.

Ieri sera ho rivisto “I soliti sospetti”. E non sono riuscito a trattenermi.

i soliti sospetti

Se non lo capite, o non l’avete visto, o l’avete visto tanto tempo fa, oppure… vabè, lasciamo stare… è complicato…

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Medinitaly

sab 20 marzo 2010 19:36

Non so se può fregare a qualcuno ma io intanto mi sono fatto il portfolio nuovo.
A mano.

Ché poi dicono il medinitaly

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Progresso

lun 1 marzo 2010 10:39

Ieri ho scoperto che la nastroazzuro in lattina c’ha delle striscioline bianche nella parte bassa che quando la metti in frigo e raggiunge la temperatura ideale loro diventano blu.

Il futuro è qui e nessuno ce lo ha detto.

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Segnalazioni

sab 27 febbraio 2010 11:04

Se qualcuno se lo fosse perso, anche se mi sa che ne hanno parlato anche giornali, telegiornali e forse pure all’ONU, da qualche settimana sono disponibili gratuitamente online alla vostra gentile attenzione i racconti di un certo Calogero Rotolo.

Rotolo Calogero, scrittore, poeta, giornalista, editor, grafico, musicista e anche dreadmaker, insomma un artista a tutto tondo, non solo all’altezza della vita, dopo aver deciso insieme alla letteratura di prendersi una lunga pausa di riflessione, torna con tre (il quarto è in lavorazione) racconti “sci-fi” (come li chiamano quelli che ne capiscono) o “di fantascienza” (per gli ignoranti). Anche se il termine non è tra i più adatti perché mica ci trovate astronavi o vulcaniani lì. No. O almeno non ancora. Perché diciamo che le interpretazione sono tante quanti sono gli sviluppi possibili. Un po’ come Lost.
Ecco, se vi piace Lost allora può darsi che questi racconti siano di vostro gradimento. O anche no. Comunque l’unico modo per saperlo è leggerli.

I racconti li trovate lì sul suo blog ilCartaginese (nella colonna a destra ci sono le copertine che se ci cliccate ci arrivate) e alcuni anche su Scribd, che per chi non la conoscesse è una grossa piattaforma di condivisione di ebook. I titoli sono (in ordine quasi-cronologico) “SPot”, “Lucy” e “Africa”.

Sul blog trovate anche un’altra coppia di racconti che risalgono a un po’ di tempo fa. “Uno a testa” e “il Mormone”. Cinematografici sì, ma niente fantascienza lì. Leggetevi pure quelli, che male non vi fa.

Graditi, anzi, richiesti in ginocchio, sono i vostri pareri, che potete lasciare sul suo blog o anche su scribd (lì mi sa che dovete iscrivervi oppure usare il vostro utente facebook). A me personalmente è piaciuto più di tutti il primo “SPot”. E gliel’ho detto. E devo dire che l’ha presa bene.

Ora, fate voi.
Io ve l’ho detto.

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Uno

lun 22 febbraio 2010 20:07

Quando me ne sono reso conto mi sono sentito come certi mariti nell’istante in cui, sotto gli occhi della moglie incredula, capiscono di aver dimenticato l’anniversario di matrimonio. Un senso di colpa da nascondersi sotto il tavolo e fustigarsi con una mazza chiodata.

Mi sento uno schifo a non averci pensato ma mercoledì 20 gennaio scorso, cioè appena un mese fa, questo blog compiva un anno. Il suo primo anno di vita.
E io l’ho dimenticato.

Tempo prima, quando ci pensavo, immaginavo già di scrivere in quella data uno di quei post memorabili, di quelli che entrano nella blogostoria, che non te li scordi più e poi ci fai le auto-citazioni. Ecco. E invece… niente. Silenzio.
Non una parola, non un carattere, non un bit per ricordare tale evento.

Potrei cercare di rifarmi adesso, con un post improvvisato sperando nel meglio. Ma sarebbe inutile, tanto quanto le scuse del marito. Quindi evito.

Mi ritirerò invece nel mio angolo, in silenzio, e spegnerò una candelina, virtuale, col pensiero.

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