C’era una volta un blog

mar 3 agosto 2010 18:19

C’era una volta il blog.
Dice, cos’è?
Eh, na parola… come te lo spiego?…
Si mangia?
Ah no, quello no, vabè…
E allora cos’è?
Eh, se mi dai il tempo ci penso…

Diciamo che è… un sito, ecco.
Ah, e ci voleva tanto!?
Eh, sì, ma mica era un sito qualunque, oh…
E com’era?
Eh, beh… era una cosa tutta personale, che ci mettevi dentro quello che t’andava di più…
Una specie di diario, insomma…
Mmm, sì anche. Però potevi trovare chi ci scriveva pure i giornali sulla pesca con la mosca o i cataloghi di mutande. Cioè, ci stava un po’ di tutto.
E tu ne avevi uno?
Uh, avoglia. Ne avevo uno che… altro che catalogo di mutande!…
E che c’era dentro?
C’ero io.
E che fine ha fatto?
Boh…
Ma chi? Tu o il blog?
Boh…

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Minimal suspects

gio 20 maggio 2010 12:07

Un anno fa mi capitò di finire su un sito dove c’era una specie di galleria di poster. Poster cinematografici, locandine. Però sti poster erano particolari. Erano “minimalisti”. O almeno così c’era scritto, minimalisti.
Me ne sono innamorato subito. Non so perché. Forse perché m’è sempre piaciuto semplificare le cose. Ho sempre creduto che per spiegare una cosa non serve un libro ma una vignetta. E così fu amore a prima vista.
Da quel giorno, quando ho tempo, mi diverto a improvvisare anch’io qualche poster minimalista e un po’ di giorni fa m’arriva un’email di un tizio che mi segnala questo blog dove avevano citato alcuni miei lavori.  E la figata pazzesca è che nello stesso post avevano messo gli stessi poster che mi avevano fatto innamorare di questo stile minimal, i primi che avevo visto.
Poi magari l’autore di quei poster sarà pure uno sfigato come me che non c’ha niente da fare, che li fa per passatempo, però il fatto di trovare i miei lavori accanto ai suoi devo dire che m’ha fatto star bene.

La creazione di questo tipo di cose per me è come un gioco. Lo scopo sta nel trovare quel particolare, quella pagliuzza che da sola riesce a identificare il tutto. Se la trovi, vinci. Cosa vinci? Niente. Manco la fama e la gloria. Però un po’ di soddisfazione c’è. L’unico premio forse è quell’ooohhh di ammirazione che esclamano quei pochi che capiscono il gioco. Tutto qui. Che magari vi sembrerà poco, però a me basta per continuare.

Ieri sera ho rivisto “I soliti sospetti”. E non sono riuscito a trattenermi.

i soliti sospetti

Se non lo capite, o non l’avete visto, o l’avete visto tanto tempo fa, oppure… vabè, lasciamo stare… è complicato…

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Il pinballpensiero

mar 2 febbraio 2010 18:20

È palese ormai che ogni volta che s’avvicina il periodo “esami”, questo blog va praticamente in coma farmacologico.
Non è per male, è che la modalità clausura (sia reale che virtuale) si attiva automaticamente e senza preavviso.
Vivendola in prima persona, ho avuto (e sto avendo) la possibilità di analizzare da vicino la situazione, applicando, ovviamente, il metodo scientifico che contraddistingue tale tipo di esperienza.
I risultati di questa analisi sono stati interessanti, ammetto.

Ho constatato che le attività permesse in questo periodo di ascesi sono poche. L’unica reale è lo studio. Questo però non significa che il suddetto stato di esilio sia esclusivo di quegli esemplari abitualmente dediti allo studio che nel periodo pre-esame forzano leggermente le loro abitudini per poter giungere al gran finale tanto agognato (30L). No. Tutt’altro.
La scelta dell’esilio forzato, anzi, è caratteristica di un altro tipo di esemplare della razza studente, ovvero di quello che, essendosi mantenuto a debita distanza da qualsiasi cosa somigliasse solo vagamente ad un libro di testo per tutto il semestre e sentendo avvicinarsi il giudizio finale, avverte un brivido lungo la schiena, presagio di sventura. E allora, per puro spirito di autoconservazione (istinto puro, razionalità nulla), si getta a volo d’angelo in ciò che aveva visto solo fino a poco prima come sorgente di malessere e malattie infettive anche gravi: lo studio.
Ovviamente un tale cambiamento drastico di habitat e abitudini ha le sue conseguenze.
A parte i soliti sintomi ed effetti collaterali dell’estraniamento dal mondo reale (allucinazioni, euforia insensata, depressione cosmica, rutto al gusto di caffè) ho potuto notare lo sviluppo di una particolare pratica mentale che ho scelto di chiamare “pinballpensiero”.

Il pinballpensiero consiste in un complesso ragionamento ai limiti del viaggio onirico accompagnato da uno stato di trance, caratterizzato da una paurosa capacità di saltare da un argomento ad un altro completamente opposto e scollegato grazie a balzi psichici di notevole ampiezza.
L’andamento caotico del centro del ragionamento ricorda, appunto, il comportamento della pallina del flipper del bar sotto casa mia quando quel tizo ubriaco ha battuto il record del mondo. Che poi, adesso che ci penso, ricorda anche un po’ (il ragionamento, non il tizo del flipper, eh) quegli episodi dei simpson che iniziano da una cavolata qualsiasi per poi andare a sviluppare tutto un altro argomento nel corso della puntata. Che uno alla fine si chiede ma com’è che ci sono arrivati.
Il pinballpensiero si presenta di solito nell’intervallo tra la lettura di una parola e un’altra quando si entra nella 42esima ora filata di studio. A quel punto infatti la lettura viene scandita da lunghe pause interminabili che praticamente rendono inutile ogni tentativo di andare avanti.
Per chi osa ci sono solo i rosaelefanti in attesa. Di cui tratteremo in altra occasione.

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La sua terra

dom 31 gennaio 2010 11:46

Ciao, … come va lì?

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8 dicembre

mer 9 dicembre 2009 18:52

Ieri era l’8 dicembre.
Quand’ero piccolo, l’8 dicembre era il giorno delle decorazioni natalizie. Era il giorno del presepe e dell’albero di natale. Sì, perché da me s’è sempre fatto sia l’albero che il presepe. Ché siamo sempre stata gente per la fusione delle culture.

Mica Borghezio.

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