Take the A train

mer 28 aprile 2010 8:19

L’altro giorno dovevo andare in un posto. Allora preso il treno.
Era da un po’ che non lo prendevo, il treno.
Poi quando sono salito però mi sono ricordato perché era da un po’ che non lo prendevo, il treno.
E mi sa che passerà un po’ prima che lo prenda di nuovo, il treno.
Trenitalia di mmer…

p.s. soundtrack

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E allora no

mer 17 febbraio 2010 10:45

Sta mattina, dopo aver letto qualche cosina in giro, m’era quasi venuto in mente di fare un post su sanremo. Sulle mummie e sui negromanti, sui drogati-no e gli spogliarelli-si, sui morgan e sulle basi, sui pupi e sui savoia, sui bigazzi e sui gatti e su tutta la radiotelevisioneitaliana in generale.
Poi ho pensato… perché?
E allora no.

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I don’t belong here

ven 2 ottobre 2009 19:04

Oggi ho sentito la nuova versione di Creep cantanta da Vasco.
…vabè, lasciamo stare ché è meglio.

No, perché…
…via, meglio che sto zitto.

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Scritto in faccia

gio 7 maggio 2009 10:01

Magari la gente normale non lo sa ma i musicisti… via, mi ci infilo pur’io, NOI musicisti ci dividiamo in due grandi categorie: quelli che fanno le faccine mentre suonano e quelli che non le fanno.
Io ovviamente appartengo alla prima. Che tra l’altro è anche la più folta, e che a sua volta si divide in varie sottocategorie secondo il grado di imbarazzo che una faccia del genere provoca nell’autore quando si rivede in qualche foto o video o altro tipo di documento.

La scelta è molto ampia. Dalla faccia ascetico-religiosa a quella erotico-passionale, a quella proprio da pornoattore anni settanta.
Poi ci sono quelle sanitarie, a seconda del sintomo. C’è quella da dolori lancinanti alle mani, per esempio. Anche se la più diffusa è ovviamente quella da stitichezza cronica.

Vari illustri personaggi appartengono alla categoria delle faccine. Re fra tutti Joe Cocker.
Poi pare anche che la cecità accentui il fenomeno. Vedi Ray Charles o Stevie Wonder.

Tra i chitarristi si delinea una strana propensione alle facce erotiche con sfumature da bollino rosso, specialmente in caso di banding oltre il quindicesimo tasto.

Quelli che non fanno le faccine di solito nella vita sono persone molto zen, tranquille, gente molto distaccata… o forse in quel momento semplicemente non gliene frega un cazzo.

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Per chi suona la campana

lun 16 febbraio 2009 23:39

Era da un po’ che ci pensavo, che avevo sta cosa in testa. Ma niente… sarà stato per tutta quella sovrastruttura complicatissima che ci portiamo dietro sin da bambini che mi faceva vergognare come un ornitorinco incontinente… comunque… niente, non ho mai avuto il coraggio di farlo. Poi la settimana scorsa mi sono messo lì, mi sono guardato attorno, mi sono guardato dentro e mi sono detto “perché no?”. E allora l’ho fatto. Qualcosa ha intaccato i castelli di pregiudizi della mia mente e mi sono lasciato andare.
Mi sono comprato l’ukulele.

Che è uno strumento che mi ha sempre affascinato e non solo perché nel circuito generale dei media lo si vede di solito unicamente tra le mani di belle ragazze hawaiane (o simpatici uomini grossi come il mondo), ma per tanti altri motivi che esprimere a parole sarebbe alquanto limitante. Di quelle cose che se te le chiedono di persona rispondi “boh, non lo so”.
L’interesse vero e proprio per questo strumento m’è esploso dopo aver sentito Soon Forget dei Pearl Jam. Che un’oca qualsiasi, la pelle d’oca come ce l’avevo io, se la sogna. Ché una canzone così fatta da chiunque altro non sarebbe neanche granchè, ma fatta da sti tizi qui cambia gusto.
Ho pensato guarda quello cos’è riuscito a fare. E il fatto che sto tizio seduto su una seggiola di legno con in mano una chitarrina più piccola del suo braccio potesse mettersi lì e far star zitte 20.000 persone… m’ha spiazzato. Vabè, proprio lui, Vedder, è uno che avrebbe il carisma di un premio nobel anche se salisse in scena col tutù rosa. Ma comunque mi sono detto subito “lo voglio”. L’ukulele, eh, non Vedder, né tanto meno il tutù rosa.

Però questo desiderio era una di quelle cose che non si ha il coraggio di esternare, consapevoli delle prevedibili conseguenze. Che quando mi sono convinto a parlarne, puntualmente si sono avverate.
Quando l’ho detto, mia madre m’ha risposto che coi rasta e l’ukulele mi mancava solo la gonna di paglia e stavo a posto. Ecco, non che mia madre sia una che di solito non mi assecondi, ma è la reazione che hanno avuto un po’ tutti.
Comunque alla fine ce l’ho fatta. Mi sono deciso. E l’ho preso.
Spero non vada a finire in un cassetto, insieme all’armonica e l’ocarina (non chiedete, che è meglio). Altrimenti i soldi per l’acquisto e il tempo per questo post sarebbero stati utili come una campana di notte nel deserto. Ché avrà pure un bel suono, ma se non sveglia nessuno alle tre del mattino non ha motivo di esistere.

Comunque già mi sono messo a studiare. Sto imparando il tema di super mario. Ché m’è sempre piaciuta la musica di protesta.

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