Tessere o non tessere

Certe mattine, dopo che ha piovuto tipo per due giorni, capita che spunta il sole. E allora esci di casa. Ne approfitti per fare quelle cose che non avevi fatto nei giorni precedenti. Tipo vedere il cielo. E in quelle mattine lì, in cui il mondo ritorna a vivere, in cui tutti gli esseri ritornano a sorridere… c’è qualcuno però che vive quei momenti in profonda tristezza. E quel qualcuno sono i ragni.

Non ne ho la certezza, anche perché non m’è mai capitato di discutere di certi temi con un ragno, però l’esperienza mi da ragione. E sono sicuro che sarà capitato anche a voi.
In quelle mattine post-diluvio universale, tu esci di casa, e mentre cammini magari al centro di una via larghissima, o di una piazza, dove il muro o l’oggetto più vicino è a decine di metri da te… mentre sei lì che cammini e ti godi quei tre raggi di sole che sbirciano tra le nuvole, ecco che un filo di ragnatela, fluttuante nel bel mezzo del nulla, ti si appiccica in piena faccia.
Dopo le infamità di rito, e dopo aver cercato vanamente di liberarti divincolandoti come un idiota in mezzo al niente, cominci a porti delle domande. Tipo da dove cavolo arriva. E poi… perché?

Eh, perché…
Vorrei vedere voi, dopo aver visto la vostra casa, che avete costruito da soli (DA SOLI, mica come le formiche che si fanno aiutare…) col vostro sudore e la vostra saliva, crollare sotto il peso di tanta acqua da riempire un bicchiere (un bicchiere, addirittura!)… vorrei vedere voi dopo aver guardato inermi il triste spettacolo di tutto ciò che era vostro scivolare via tra la pioggia…
La voglia di vivere vi abbandonerebbe di colpo e sicuramente, saliti nel punto più alto, vi lascereste andare, lasciandovi dietro una scia come ultima traccia del vostro passaggio su questo mondo crudele…

Che vita triste che fanno i ragni…

E poi magari arrivati giù non sono neanche morti…

Destino beffardo…

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